Bullet Time – L’uomo e il tempo
Per ognuno di voi il tempo ogni giorno gioca un ruolo fondamentale. Ma esso è qualcosa che "procede" indipendentemente da noi oppure c'è qualcosa di più? Ricerche (attuali e non) sembrerebbero dimostrare che la nostra mente è effettivamente in grado di definire una propria "concezione temporale" che è legata all'individuo e non allo "scorrere del mondo circostante".
Nel 1962 Michel Siffre, mentre studiava il movimento dei ghiacciai dall'interno di una grotta, ha deciso di compiere un altro esperimento: lasciare a casa l'orologio e vivere semplicemente seguendo i propri bioritmi, senza essere influenzato quindi dallo scorrere del giorno e della notte. L'esperimento è andato avanti per due mesi, alla fine dei quali si è scoperto che, pur avendo perso qualsiasi senso del tempo "normale", il suo corpo aveva comunque mantenuto un ritmo interno (rispetto alle funzioni biologiche) di circa 24 ore. Si è poi scoperto che questi ritmi sono determinati dall'attività di una ghiandola (nucleo soprachiasmatico), la quale impartisce "il ritmo" al resto del corpo tramite ormoni e input nervosi.
Tuttavia questa non è l'unica esperienza temporale che abbiamo.
Ognuno di noi infatti avrà provato almeno una volta la sensazione del "tempo che vola" o "che non passa più", oppure avrà pensato che il tempo si fosse fermato in occasione di forti emozioni. Ma questo è dovuto a una modifica effettiva della percezione temporale durante questi momenti, oppure è semplicemente una rielaborazione "a posteriori" del nostro cervello? Lo psicologo David Eagleman ha compiuto un altro esperimento, chiedendo al volontario Jesse Kallus di fare un salto all'indietro in bungee-jumping da un'altezza di 33 metri! Ma come misurare se "la percezione rallenta"? Eagleman ha utilizzato un piccolo espediente: ha dato a Kallus un dispositivo di led che disegnava numeri casuali, ma ad una frequenza talmente elevata da non poter essere letti in condizioni normali.
Il ragionamento è: se effettivamente il volontario avrà una "percezione rallentata", allora sarà in grado di vedere i numeri distintamente (perchè, "rallentando la vista", la frequenza dei led "percepita" diminuisce).
Dopo il salto Jesse Kallus ha sostenuto di aver letto la cifra '98'. In realtà era disegnata la cifra '96', ma possiamo dire che i due numeri sono molto simili. Ripetendo l'esperimento si sono avuti risultati in linea con queste considerazioni. Da qui Eagleman ha dedotto che effettivamente è molto probabile che il cervello, in una situazione di forti emozioni, è in grado di reagire più prontamente e di catturare più informazioni di quanto non farebbe normalmente, in un certo senso aumenta quindi "la frequenza di campionamento" con cui il cervello acquisisce i dati, ovvero diminuisce il tempo percepito.
Interessante vero?
(leggi l'articolo originale | digg story)
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February 24th, 2006 - 01:26
sembra la pubblicita’ che gira in questi giorni in tele…