A quanto si legge qui, la Cina avrebbe creato un proprio set di top-level domain names basato su caratteri cinesi (.cn .com e .net in cinese). Questi nuovi domini sono stati attivati dal Ministero Cinese dell’Industria dell’Informazione (si tradurrà così? ahah). La creazione di questi domini ha fatto pensare che la Cina voglia uscire dal contesto dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l’organismo internazionale no-profit che in parole povere gestisce lo spazio di indirizzamento del protocollo IP e il relativo naming). Il problema è che questa “modifica” potrebbe portare all’inserimento di nuovi root-servers cinesi “splittati” dal resto della rete: questo potrebbe causare una doppia corrispondenza per alcuni nomi a dominio (ad esempio, se un cinese si registrasse vortexmind.net, chiunque facesse riferimento al root server cinese finirebbe sul suo sito e non sul mio) e in generale potrebbe causare una perdita di fiducia nel sistema fino ad oggi adottato perchè non più univoco. Che succederebbe se questo precedente venisse seguito da altri paesi? Il problema principale sembra rappresentato dal fatto che all’atto pratico l’ICANN si trova sotto il controllo USA, per cui c’è chi vuole affrancarsi da questo controllo. Recentemente, le Nazioni Unite hanno provato a portare le funzioni svolte dall’ICANN sotto il proprio controllo, ma l’amministrazione Bush si è fermamente opposta alla questione. Una situazione che va sicuramente seguita con attenzione!
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Nella dirigenza politica cinese esiste da anni la consapevolezza che le dimensioni del mercato cinese permettono di influenzare i processi di standardizzazione internazionali.
Un caso analogo ai DNA esiste per gli standard di telefonia cellulare di terza generazione cle cui licenze dovrebbero essere rilasciate quest’anno, per cui all’europeo UMTS ed all’americano CDMA2000 si pensa di sviluppare uno standard autoctono, il TD-SCDMA.
Anche se non è detto che questi standard siano destinati ad avere successo, comunque aumentano il potere negoziale della Cina sui tavoli negoziali, nei quali normalmente chi sbatte il pugno ha maggiori possibilità di essere ascoltato.
Ma un conto è parlare di standard per la telefonia cellulare … un conto è parlare del servizio DNS. Un indirizzo web deve essere univocamente raggiungibile da tutto il mondo, e questo non può avvenire se la Cina si dota di una propria infrastruttura per la risoluzione dei nomi a dominio.
l’osservazione era di carattere generale, nel senso che non necessariamente l’obiettivo è introdurre un nuovo sistema di identificazione degli indirizzi, quanto il dire “ci sono anch’io e quindi decido anche io”.
Nel particolare, il sistema cinese si baserebbe sui caratteri cinesi, per cui penso che l’univocità degli indirizzi verrebbe mantenuta.
Per fare un esempio concreto sul ministero dell’industria dell’informazione che hai citato, adesso è http://www.mii.gov.cn/ dopo diventerebbe qualcosa tipo:
http://www.信息产业部.gov.cn/ (spero che i vostri web siano abilitati ai caratteri cinesi!).
Se la cosa è esclusivamente per i caratteri cinesi allora ha un senso (nel senso che si va a coprire un set di caratteri al momento non coperto), altrimenti non mi torna.
Anche nell’articolo che riporti lo accenna: “la Cina avrebbe creato un proprio set di top-level domain names basato su caratteri cinesi”.
Il supporto dei caratteri cinesi è ovviamente di primaria importanza soprattutto adesso che i mezzi informatici attuali consentono il loro supporto tecnico.
Rimane valida la considerazione che la dirigenza cinese vuole contare sempre di più negli organismi di standardizzazione.
Giusto, in fin dei conti in Cina abita una grande fetta della popolazione mondiale ed è plausibile che abbiano il loro peso. Sarebbe però anche giusto che si cominciassero a rispettare certi standard: maggiore libertà d’espressione e maggior rispetto dei protocolli di protezione ambientale tanto per dirne due.