Crittografia al quasar
Utilizzare i quasar per ottenere una tecnica crittografica veramente robusta? E’quello che sperano di realizzare alcuni ricercatori giapponesi del National Institute of Information and Communications Technology di Tokyo: i quasar infatti sono oggetti astronomici molto particolari che emettono in continuazione segnali radio. Dove sta il trucco? In una comunicazione crittografica normalmente si fa largo uso di numeri casuali “usa-e-getta” (i cosiddetti one time pad) generati dagli attori che partecipano alla comunicazione sicura. Tali numeri devono rimanere segreti per tutti gli altri, altrimenti la comunicazione è compromessa. Usualmente si usano degli algoritmi in grado di generare numeri “pseudo-casuali“: tuttavia esistono tecniche statistiche che permettono di ricostruire “i pattern” di generazione di questi numeri pseudo-casuali, per cui volendo è possibile prevedere il numero segreto che verrà utilizzato nella comunicazione.
I quasar invece emettono radioonde con frequenze totalmente imprevedibili. A questo punto i due soggetti della comunicazione possono accordarsi su “che quasar ascoltare” e in che istante, per “ricevere il numero casuale”. Un eventuale aggressore avrà un gran da fare a quel punto per capire che numero segreto è utilizzato nella comunicazione, nè potrà fare molto per prevedere il prossimo! Ad ogni modo non pensate ovviamente che un sistema simile possa venire utilizzato convenientemente per crittografare la comunicazione tra voi e il sito di Ebay 
Inoltre ci sono numerose obiezioni a questo metodo: in primis ci si chiede perchè utilizzare un sistema così elaborato e complicato quando attualmente esistono ottimi e robusti algoritmi di crittografia (come AES ad esempio). In secondo luogo, si fa notare che a quel punto si potrebbe facilmente ingannare le antenne di ricezione del segnale radio, utilizzandone uno forgiato appositamente senza andare a scomodare Jean Luc Picard per raggiungere il quasar a curvatura 9… Mah?




