Tolleranza si, tolleranza no

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Don t panic I m islamicUn post che forse potevo anche non scrivere, dato che le conclusioni cui arriverò sono abbastanza scontate, ma mi piacerebbe discutere con voi di questo: quale valore bisogna dare ai continui proclami contro la libertà di pensiero che arrivano da certe frange dell’islam? Sono notizie di cronaca recente: l’intellettuale francese minacciato di morte, le nuove “blafemie danesi” che tanto fanno discutere, la censura di Mozart a Berlino … per non parlare poi degli attacchi a Ratzinger, dell’uccisione della suora italiana o ancora dell’uccisione di Theo Van Gogh in Olanda e tutto il resto … insomma avete capito. Io non riesco proprio a mandar giù la mancanza di proteste ufficiali e condivise per questi fatti da parte dei governi europei: voglio dire, c’è voluto mezzo millenio per liberarsi (e in parte) del bigottismo e dell’assolutismo, e ora nessuno dice niente per queste cose? A me sembrano episodi gravissimi, eppure le forze politiche (di ogni paese) si limitano quasi sempre a generiche e sfumate condanne che non vogliono dire nulla. Inoltre mi sembra che la maggior parte dei mussulmani stessi (perlomeno quelli a diretto contatto con noi) sia abbastanza inerte di fronte a queste “pretese provocazioni”, come se in fondo non fossero nemmeno sentite più di tanto nemmeno tra coloro che dovrebbero sentirsi parte in causa più di tutti gli altri.

A questo punto il mio forte sospetto è che in realtà tutti questi episodi siano gonfiati ad arte dai media ad uso e consumo di una certa politica di “muro contro muro” che noi tutti abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni e che viene continuamente alimentata per poter giustificare le scelte di politica estera e di politica interna di molti paesi. Perchè altrimenti i governi stessi non dovrebbero tenere nella giusta considerazione questa minaccia alla libertà d’espressione? Io credo che sia così perchè una tale minaccia non è reale quanto vogliono far apparire. In fin dei conti le reazioni più violente (omicidi, rivolte) avvengono sempre (escludendo il caso di Theo Van Gogh) in paesi comunque già “a rischio”, che quindi hanno un problema di ordine pubblico o di lotte inter-religiose pre-esistente alla provocazione.

Saranno veramente così tutti integralisti come vogliono farci credere?

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6 Commenti so far »

  1. Keyser Soze said

    Ottobre 9 2006 @ 3:48 pm

    In effetti è un bel problema, io credo che nessuno reagisca duramente in parte per la paura di schierarsi contro un mondo poco conosciuto ma molto temuto e in parte per quella finta tolleranza che caratterizza il mondo politico italiano: accettiamo tutto ciò che viene detto dagli integralisti, perchè ognuno può dire (e fare?) ciò che vuole. Secondo me la vera tolleranza dovrebbe comprendere anche un giudizio sereno e pulito e non deve portare alla sottomissione ideologica.
    Bye!

  2. Nihei said

    Ottobre 9 2006 @ 6:07 pm

    Al di là del post ben scritto come al solito, volevo farti riflettere su un paio di questioni.

    La prima: dovremmo sempre noi europei/occidentali mantenere sempre un atteggiamento passivo nel confronto del mondo islamico per paura di far apparire la nostra come una cultura bigotta e razzista? Nel tentativo di far valere gli ideali di uguaglianza e fratellanza delle Rivoluzioni Francese e Americana, che tanto scossero la realtà dell’ Occidente e di cui siamo eredi, rischiamo di sottometterci ad una cultura che quegli stessi ideali non solo non li condivide ma che addirittura li calpesta. Basti pensare all’ atteggiamento integralista che caratterizza pressochè la totalità del mondo islamico, uniche eccezioni pochi intellettuali; questo perchè appunto la maggior parte del mondo musulmano vive nell’ ignoranza, non per colpa propria ma le cose stanno così. Penso ad alcuni fatti recenti: mi riferisco soprattutto agli “attacchi” che sono arrivati dal mondo islamico (molti anche ufficiali, vedi da parte del presidente dell’ Iran) al Papa, il quale ha semplicemente ribadito uno dei valori fondamentali del Cristianesimo. Cioè che deve prevalere l’ amore tra gli uomini e non l’ odio, il quale si esprime attraverso la guerra, e soprattutto che la guerra non può esistere funa guerra condotta in nome di Dio. Com’è possibile che un tale messaggio debba essere cambiato solo perchè tocca (giustamente) qualche nervo scoperto? Un pensiero che io condivido, pur essendo ateo: la guerra non deve essere fatta in ogni caso, e se qualcuno ha fede in Dio o dice di averla non può condurre una guerra in suo nome. Ci vedi qualcosa di sbagliato? Eppure c’è chi ha preteso delle scuse perciò, e ha pure minacciato di morte e insultato (vedi le fotografie di Ratzinger bruciate per le strade di Baghdad; noi non possiamo offendere la loro fede ma loro possono farlo tranquillamente).
    Con ciò non voglio difendere episodi di razzismo da parte dell’ estrema destra (di qualsiasi paese), ma permetterai che si possa difendere la nostra cultura (in altri modi ovviamente).

    La seconda questione è relativamente importante: secondo me non è vero che gli islamici che vivono a contatto con noi non sono toccati da questi episodi di razzismo; pensa infatti che gli attentatori di NY, Londra e Madrid vivevano da anni nei paesi occidentali che poi hanno colpito. Forse vivere in questi paesi non ha fatto che alimentare il loro odio verso di noi o forse no, ma è certo non l’ hanno dato a vedere.

    Scusa se ti sono sembrato troppo prolisso :P

  3. Vortexmind said

    Ottobre 9 2006 @ 6:45 pm

    Ok, così la prossima volta imparo a scrivere un post del genere di lunedì smiley Ma andiamo con ordine:

    Keyser: io credo che il problema vada al di là del contesto italiano. Comunque io sono contrario alla censura di qualsiasi tipo. Finchè si rimane nel rispetto del diritto alle altrui posizioni altrui e delle leggi, per me ogni posizione è lecita. Esempio, per me se uno si dichiara nazionalsocialista è libero di farlo, purchè non inizi a compiere azioni atte a far prevaricare la propria posizione sulle altre, o ancora peggio.

    Nihei: come ho scritto sono convinto che l’Occidente non prenda posizione proprio perchè non si sente realmente “minacciato da queste minacce” (mi scuso per la grammatica fumosa ma sono abbastanza distrutto a quest’ora), le quali in larga parte restano circoscritte ai paesi d’origine e non si trasmettono nei nostri paesi (ad esempio le provocazioni gratuite ad uso politico interno nel caso di Almadinejad). Secondo me vedremmo un deciso intervento delle autorità qualora le proteste arrivassero a minacciare *seriamente* l’ordine pubblico di un paese occidentale. In questo senso mi sembra che il tuo riferimento alla “sottomissione” sia un po’esagerato.

    Per quanto riguarda la famosa citazione del Papa, non ho alcun problema ad ammettere che mi trovo completamente d’accordo con il senso della citazione da lui fatta (caso più unico che raro). Riguardo agli insulti da lui ricevuti, dimostrano ancor più la malafede di chi pilota queste proteste: chiedono rispetto che non sono disposti a concedere reciprocamente. Anche qui sono fermamente convinto che in realtà del “rispetto della fede” non frega niente a nessuno, semmai queste proteste vengono innescate per generare consensi nelle masse nei paesi islamici (e qui parlerei di “ignoranza” intesa più che altro come visione limitata della realtà: ricordiamoci che questi paesi sono sicuramente più “partigiani” e meno “liberi” dei nostri rispetto a organi di informazione, stampa e hanno meno accessi alle fonti indipendenti).

    Insomma: il punto che volevo evidenziare è che secondo me alla fine queste dimostrazioni portano guadagno a tutti. Chi le innesca ottiene consensi nel proprio paese, chi le subisce ottiene consensi sia sulla politica estera (rinforzando la teoria dell’ “Asse del male”), sia dal lato religioso (il ritorno al sentimento religioso che negli anni si è sempre più affievolito, che è poi il cardine di tutta la nuova politica papale).

    Chi ci perde ovviamente sono le persone comuni che si trovano in mezzo.

    Per quanto riguarda le “cellule terroristiche” hai ragione, considera però il fatto che stai parlando di singoli individui in comunità che annoverano centinana di migliaia di persone. Nel caso dell 11/9, se non sbaglio, si trattava comunque di elementi infiltrati proprio a scopo terroristico (potremmo assimilarli a “spie” che operano in territorio straniero), nel caso di Londra sono stati coinvolti ragazzi particolarmente giovani che con tutta probabilità sono stati “influenzati” in quella direzione. Alcuni gettano i sassi dal cavalcavia, altri stuprano in branco … alcuni sono diventati terroristi … ovviamente non voglio fare una generalizzazione.

  4. Braccobaldo said

    Ottobre 9 2006 @ 10:23 pm

    Bene così, vai di ghetto. Poi fra trent’anni ci ritroviamo Sarajevo in casa.

    Forse è meglio stare ognuno a casa propria, con i proprio usi e costumi.

    A chi proclama che ci sarà l’integrazione posso solo dire che non c’è una sola premessa che vada in questo verso vedi la Francia, l’Inghilterra, ecc..

    Portare gente con costumi diversi vuol solo dire che o loro si piegano ai nostri costumi o noi ci pieghiamo ai loro. Nessuna delle due soluzioni mi sembra ottimale.

    Ai magistrati solerti chiedo è tutto legale? Quasi quasi apro anch’io una scuola domani. tanto se lo fanno loro potrò anch’io….No, forse ame non lo permettono.

    Ai signori delle ASL ricordo invece che forse se si alzano dalla propria sedia d’ufficio e vanno a vedere con si macella con il rito islamico, forse scoprirebbero che non è proprio come previsto dalle leggi italiane. Un solo suggerimento magari fatevi accompagnare dalla forza pubblica. Secondo me è meglio.

    Buona finta integrazione a tutti. A noi e ed a loro.

    Anzi come dicono i nostri politici, più integrazione per tutti.

  5. Vortexmind said

    Ottobre 10 2006 @ 9:39 am

    Braccobaldo: ognuno a casa propria mi sembra abbastanza riduttivo come discorso. In ogni caso si sa benissimo che gli immigrati sono una forza lavoro non indifferente, senza la quale difficilmente molte aziende riuscirebbero ad arrivare a fine mese …

    La Francia e l’Inghilterra stanno affrontando problemi già diversi dai nostri, in quanto dati da immigrati di seconda e terza generazione. Comunque non capisco come fai a dire che “non ci sono premesse”, dato che se si guardano i numeri l’integrazione in larga misura funziona. E che mi dici degli USA, terra dove classicamente si sono integrate mano a mano tante culture? Certo i problemi ci sono, ma non è che con una società totalmente “autoctona” questi spariscono magicamente.

    Per me la gente che viene qui può tenersi i propri usi e costumi, purchè questi non vadano contro la legge italiana. Tuttavia come dici tu è necessario evitare “la ghettizzazione”, e questo non è un problema solo dell’immigrato.

    Saluti

  6. Keyser Soze said

    Ottobre 10 2006 @ 11:02 am

    In effetti il problema non è riducibile al contesto italiano, io ho citato quello perchè non ne conosco altri. Per quanto riguarda la libertà di parola e di idee sono pienamente d’accordo con te, ognuno deve poter esprimere le proprie liberamente, ed è per questo che Dio ha inventato i Blog e in particolare il tuo…
    Sono pienamente d’accordo con la frase di Nihei :”noi non possiamo offendere la loro fede ma loro possono farlo tranquillamente”.
    Per Braccobaldo, “ognuno a casa propria” mi sembra effettivamente un po’ esagerato, e tra hai citato il controesempio dell’Inghilterra, dove, al contrario, mi pare che l’integrazione sia abbastanza elevata. Si potrebbero fare anche altri esempi di integrazione, come, ad esempio, quella della comunità Turca in Germania…
    Inoltre l’accoglienza di popoli che hanno problemi mi sembra alla base della tolleranza e anche della politica stessa, non dimentichiamo che, in passato, è stato il popolo italiano a dover emigrare e andare a cercare lavoro in altri paesi nel mondo, in particolare USA, Svizzera, Belgio.
    Una cosa d’altra parte è fondamentale, almeno a mio modo di vedere: chi si trasferisce in un altro paese, oltre ai benefici che ne ricava, deve anche assumerne le regole, le leggi e quanto meno accettarne i costumi e il modo di vivere (la troppa tolleranza genera anarchia e il rischio è di generare anche razzismo e intolleranza che poi possono sempre sfociare in problemi molto seri di ordine pubblico)

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