“Per noi, la fede è superiore alla legge ecclesiastica che va presa per quello che vale visto che non è mai uguale nel tempo. Noi, con tranquillità, diciamo: una cosa è la dottrina della Chiesa, un’altra il dono di Dio della fede che libera dall’obbedienza - e in questo caso schiavitù - della norma. Ebbene, quando due uomini o due donne hanno capito che quel loro amore è un dono di Dio, davanti a lui ritengono di essersi sposati. È questo il significato che i gay danno alla cerimonia nuziale che non ha valore di fronte alla legge civile, ma costituisce un cammino di fede”

Che dire … un modo perfettamente civile e democratico di intendere la fede religiosa. Ce ne fossero di prelati (e di credenti) come don Franco Berbero. Ora, quello che si evince da un articolo di giornale è limitato e magari su altre cose potrei non essere d’accordo con le sue idee, ma per quanto riguarda le unioni omosessuali penso che questo prete abbia espresso ottimamente il suo punto di vista (sia pur in chiave religiosa), con parole che io non sarei mai riuscito a trovare. E’anche ovvio che quello che si chiede di fare SUBITO nella società non è il “riconoscimento religioso”, perchè il primo passo da fare è il riconoscimento civile delle unioni omosessuali. Per il mio modo poi di vedere “la fede da persona esterna alla fede“, penso che il riconoscimento religioso sia solamente un fatto personale che non deve essere mediato da alcunchè organismo “terreno”.

L’altro giorno poi ho avuto occasione di parlare con un amico del concetto di norma dal punto di vista religioso: secondo il suo punto di vista una funzione principale (e positiva) dell’istituzione ecclesiale è il fatto di salvaguardare la norma dalle “corruzioni” dettate dalla moda del momento. La Chiesa, a suo dire, sta comunque discutendo al proprio interno se modificare o meno queste regole per permettere i matrimoni omosessuali, ma anche l’eutanasia o la ricerca sulle cellule staminali. La lentezza con cui si giunge a decisione è quindi solamente dovuta alla volontà di preservare la “norma” (che, in quanto tale, è comunque in generale valida e giusta perchè sperimentata da secoli) da cambiamenti di cui non si possono cogliere subito appieno tutti i risvolti.

Io non credo che sia così: secondo me all’interno della Chiesa ufficiale non c’è alcuna reale discussione su questi argomenti, o almeno non traspare all’esterno una reale volontà di confrontarsi con tutto questo. C’è solamente l’imposizione di un “codice” dall’alto. E per quanto mi riguarda, se queste imposizioni fossero limitate solamente a coloro che volontariamente decidono di abbracciare i contenuti della fede, io non avrei alcun problema. Purtroppo invece queste imposizioni hanno effetti reali sulla vita di tutti, credenti e non: due gay che vogliono vedere riconosciuti i loro diritti non possono aspettare indeterminatamente perchè “la norma” sia modificata. Idem per chi volontariamente decide di porre fine alle proprie sofferenze. Parimenti tutti coloro che potrebbero trarre infiniti giovamenti da una ricerca scientifica più libera.

Che poi i membri della Chiesa si dichiarino disinteressati ed esterni alla politica, è una menzogna: la prova principale è che non vi è stata alcuna rinuncia volontaria al potere temporale cui hanno goduto per secoli. Esso è stato invece sottratto loro con la forza, e da allora hanno sempre cercato di riconquistarlo con ogni mezzo (soprattutto in Italia, quasi che fosse considerata come un’estensione dello Stato Pontificio).

In attesa che i credenti si decidano, sarebbe giusto avere una legislazione permissiva in grado di offrire ad ognuno la possibilità di decidere per sè. In questo modo si salvaguarderebbe sia la volontà di un credente, sia la volontà di un non credente.

Ma gli attuali vuoti legislativi, le continue reticenze politiche a trattare seriamente questi argomenti, le irritanti e ripetute minaccie del clero quando si parla di salvaguardare questi diritti sono comportamenti che, per quanto mi riguarda, sfociano quasi nel criminale.

E ancora più criminale è l’indifferenza della gente su questi temi: tutte queste tematiche vengono spesso bollate come “le solite menate” e via a parlare d’altro, di Berlusconi che ha il conflitto di interessi o di Prodi e lo scandalo Telecom. Io mi chiedo: che cosa fa la gente quando ascolta il proprio figlio/a che si dichiara omosessuale? Che cosa fa la gente quando gli viene diagnosticata una malattia che si potrebbe curare se … ? Questi sono problemi che dovrebbero toccare la coscenza di tutti, anche se non si è direttamente interessati (perchè non si sa mai).

Invece via così, parliamo d’altro e passiamo oltre!

Lasciamo che i politici discutano del nulla e che quel coglione di Ratzinger sospenda Franco Berbero a divinis.