Prima di buttarmi di testa nel fantastico mondo della programmazione, ho pensato di mettere nero su bianco un insieme informe di pensieri che mi vaga in testa da qualche giorno. Una cosa che ho notato ultimamente è la generale inadeguatezza dei quotidiani di carta stampata rispetto all’informazione online. Perchè parlo di inadeguatezza? I motivi sono più d’uno.
In primis, la velocità di propagazione delle notizie è estremamente minore. Uno può pensare che questo sia dovuto alla necessità di maggiori verifiche delle fonti. In realtà ormai la maggior parte dei quotidiani pubblica le stesse notizie che appaiono in rete, con un ritardo temporale che può andare dai giorni alle settimane (se non ai mesi). E’evidente che questo modo di fare informazione non è più in grado di stare al passo con le più moderne tecnologie (penso ai Feed RSS e agli aggregatori di notizie), così come è evidente che anche online ormai esistono fonti autorevoli e sempre aggiornate cui fare riferimento (penso, ad esempio a New Scientist per l’informazione tecnologico/scientifica).
E’vero che in molti casi i media tradizionali sono in grado di calamitare forti interessi su una vicenda: ma è anche vero che ciò è dovuto più alla loro posizione predominante che ad una capacità intrinseca.
Secondariamente i quotidiani fanno sempre riferimento a gruppi editoriali di grande rilievo. Inevitabilmente, questo porta alla politicizzazione dei propri contenuti, in maniera spesso subdola. E questo senza bisogno di chiamare in causa i quotidiani di partito. Al contrario, la rete offre un gran numero di prospettive, tutte a portata di mano. Indubbiamente, anche in rete, i contenuti politicizzati sono molti (spesso di stampo estremista), ma è comunquemolto più facile leggersi tante versioni, dato un argomento di interesse.
In questo caso infatti, si può variegare la propria lettura agendo su due dimensioni di analisi: in primis si può osservare un fatto leggendo cosa ne pensano varie categorie politico/sociali. In secondo luogo, restando all’interno di una di queste categorie, si può osservare la variazione di prospettiva partendo dalla base (che potrebbe essere rappresentata da un blog di nicchia) ed arrivando sino alle fonti riconosciute come “più autorevoli” (ad esempio una comunità di lettori e scrittori).
A voler essere pignoli, questo potrebbe essere ottenuto (su scala ben minore) acquistando più quotidiani e più riviste cartacee: ma a ben guardare, il costo economico e il tempo richiesto per effettuare l’operazione sopra descritta con i mezzi tradizionali non è neanche lontanamente comparabile con quanto è possibile fare in rete.
Un’altra ovvia differenza è il diverso livello d’interazione con i lettori dei due mezzi: da una parte (quotidiani cartacei) abbiamo la rubrica dove il direttore / il giornalista risponde alle lettere (selezionate) dei propri lettori. Dall’altra parte (rete) abbiamo una vasta gamma di interazioni disponibili: forum, social networking, commenti alle notizie, chat e via dicendo.
Anche qui sono da fare diverse puntualizzazioni: le interazioni possono essere moderate/censurate o meno (ma anche, e forse in maggior misura, sui quotidiani). Inoltre, bisogna effettuare un “trade-off” tra la possibilità di tracciare l’identità di chi commenta e l’esigenza di preservare i propri contenuti da troll e disturbatori. E si ripresenta sempre il problema dell’autorevolezza.
Ho scoperto l’acqua calda? Probabilmente le mie osservazioni non rappresentano nulla di nuovo. Però mi ha fatto riflettere la notizia (letta in rete, ovviamente) che il New York Times abbia deciso di implementare una forma di Social Bookmarking sul proprio sito. E del resto anche la grande espansione dei portali web dei maggiori quotidiani non fa che confermare la mia visione.
Concludo con due osservazioni: un pregio indiscutibile della carta stampata è la sua stessa essenza! Personalmente, trovo che la lettura “nero su bianco” sia molto più appagante che quella effettuata su uno schermo. Inoltre non bisogna comunque dimenticare alcune grandi firme del giornalismo italiano, la cui presenza spesso basta a giustificare l’acquisto di un quotidiano. Certo farebbero prima ad aprire tutti un blog 
Qual’è la vostra opinione su questo argomento? Scrivete un commento!





ovviamente tutto vero e giusto
ma basta staccare la spina e addio informazione
il futuro è “nero” di black out e crisi energetica
Beh, le reti informatiche si possono costruire anche con fonti di energia minima (vedi le Wireless Sensor Network) … ovvio che non è la stessa cosa, ma credo che la tecnologia informatica sia molto meno dipendente dall’energia rispetto ad altre che ne richiedono quantità ben maggiori.