US Marines in IraqChe dire, per una volta sono d’accordo con Bush. Non capisco infatti come mai non mi abbia ancora interpellato per sapere la mia opinione, e che cazzo. La notizia è l’invio di nuove truppe in Iraq. Si parla di 21.500 soldati in più. Certo ventunmila cinquecento soldati in più serviranno a ben poco con il progressivo disimpegno degli alleati, soprattutto di coloro che si erano schierati senza remore al fianco degli americani: gli inglesi.

Resta il fatto principale: la frittata l’hanno fatta, e ora la devono risolvere. Certo, sarebbe stato meglio dare ascolto a Scott Ritter, ma ormai è abbastanza evidente che la storia delle WMD era solamente un casus belli per giustificare (in malo modo) l’invasione militare.

Ritirarsi dall’Iraq, per gli USA, non è un’opzione realistica. Un paese indebolito da una lotta intestina, senza Saddam, sarebbe facilmente influenzabile dai vicini, nemici storici dell’America, e soprattutto dagli sciiti dell’Iran. E’evidente quindi che l’unico modo per normalizzare la situazione è ottenere il controllo del territorio e il ripristino dell’ordine pubblico. Questo, senza truppe, non è possibile. E quelle che ci sono ora non bastano.

Ho trovato un buon articolo (datato 20 Agosto 2004 e abbastanza rispondente al vero) che tenta di spiegare la situazione irachena, cercando il paragone con simili situazioni storiche precedenti (come la ribellione irachena del 1920 e del 1941, contro le truppe inglesi). Certamente si trattava di altri periodi storici, di altre tattiche, e di altri numeri. Però è significativo sapere, ad esempio, che nel 1920 gli inglesi mandarono circa cinquantamila soldati per contrastare circa settantacinquemila ribelli, su una popolazione irachena di circa tre milioni di persone.

Con i previsti nuovi arrivi, la presenza americana (trascurando le forze alleate) sarà di circa 165.000 unità per 27 milioni di abitanti. E’ovvio: non basta fare la proporzione matematica per stabilire una verità (e infatti non mi metto nemmeno a calcolarla). Sono però cifre che fanno riflettere. Pur tenendo conto della presenza delle forze di sicurezza irachene in via di addestramento.

Insomma: dopo tutto questo tempo, è ora che gli USA dimostrino perchè sono in Iraq. Stanno proteggendo i loro assets vitali, lasciando il resto del paese alla mercé dei “ribelli”, o stanno realmente tentando di portare la democrazia in Iraq? La risposta la lascio a voi.

E l’Italia, ha fatto bene a ritirarsi? Secondo me si, non saremmo neanche dovuti andare in Iraq.