Robot kamikaze esplosivi? Una nuova trovata di Al-Quaeda? Non proprio. Come ben sapete l’uomo, da quando Keplero ha formalizzato le sue tre leggi (e Newton ha generalizzato il suo lavoro), si è sempre preoccupato che un qualche corpo celeste, stanco delle nostre sterili diatribe, potesse decidere improvvisamente di impattare con il nostro pianeta, trasformandoci istantaneamente in sushi spaziale.
Effettivamente Bruce Willis ha fatto del suo meglio per convincerci che, in ogni caso, c’è sempre un rude texano pronto a prendere il fottuto gigalite a calci nelle palle. Evidentemente però non ha convinto molto i tecnici della Ball Aerospace, che hanno pensato a un piano alternativo .
La NASA ha stilato una lista di ben ottocento asteroidi potenzialmente pericolosi, in quanto la loro orbita li porta spesso vicino al nostro pianeta. Se uno di questi corpi decidesse di puntare verso di noi, sarebbe cruciale conoscere con esattezza le proprietà fisiche del corpo celeste per studiare un piano d’azione. Ebbene, la proposta della Ball Aerospace prevede l’utilizzo di una miriade di sonde robotizzate automatiche (del peso di circa 12 Kg) che potrebbero essere trasportate nello spazio con un normale vettore spaziale (fino a 6 per viaggio), fin nei pressi dell’asteroide in questione. A questo punto, esse verrebbero lanciate sulla superficie.
Una volta “atterrate” sull’asteroide, le sonde (dotate di apposita sensoristica) potrebbero svolgere compiti di rilevamento geofisico e capire così la natura dell’asteroide e la sua composizione interna. Per facilitare questo compito, alcune delle sonde potrebbero essere dotate di esplosivi: una volta fatte detonare, le rimanenti sonde potrebbero effettuare un’analisi più approfondita captando e studiando le onde sismiche generate dalle stesse detonazioni.
La fattibilità e i prototipi di tutto questo sono già stati realizzati. Con fondi appropriati, si potrebbe effettuare un simile esperimento già nel 2011 (analizzando l’asteroide 2003 WP25, largo qualche dozzina di metri).
Nell’articolo si parla anche di possibili soluzioni alternative a Bruce Willis (che comincia ad avere qualche annetto di troppo per queste cose): in caso di asteroide abbastanza grande, si potrebbe pensare di dotarlo di un motore per deviarlo dalla traiettoria pericolosa. Nel caso invece di gruppi di asteroidi più piccoli, si potrebbe pensare di usare una singola navicella in grado di attrarre i corpi sfruttando la sua propria massa. Ovviamente, per poter pianificare con successo operazioni del genere bisognerebbe studiare a fondo gli asteroidi, ed è per questo che si pensava alle sonde di cui sopra.
Stavo pensando anche ad un’altra cosa: perchè non usare queste sonde anche per studiare la natura delle grazie di Melita Toniolo? O sono meglio le mani?
Maggiori informazioni:





Ancora nessun commento