Micro movimenti e micro propulsori
Due notizie scientifiche che riguardano il movimento in campo … microscopico. Nella prima si parla di uno studio secondo il quale si dimostra che i movimenti delle amebe alla ricerca di cibo non sono casuali come si è sempre pensato, ma sembrano seguire un principio abbastanza semplice. E’infatti emerso che, una volta che l’organismo unicellulare ha deciso di girare in una direzione (ad esempio a destra), è doppiamente più probabile che il movimento successivo venga effettuato nella direzione opposta (nel nostro esempio a sinistra). In questo modo l’ameba compie raramente percorsi circolari, dato che è meno probabile trovare cibo dove si è già passati.
Questo è possibile perchè l’ameba per muoversi deve per forza modificare la sua geometria. Si è quindi ipotizzato che la diversa forma assunta per girare in una direzione permetta alla cellula di “avere memoria” dell’ultimo spostamento effettuato.
Un differente studio sul plancton (in particolare sulla Daphnia) ha mostrato che l’angolo di curvatura in ogni mutamento direzionale è via via minore, e l’angolo di curvatura “preferito” è di circa 36 gradi. Un secondo studio ha poi mostrato che, matematicamente, questo angolo si avvicina di molto a quello che teoricamente permette di massimizzare la quantità di cibo “catturato” in un dato intervallo di tempo.
Nel secondo articolo si parla invece di uno studio relativo a un nuovo metodo che potrebbe permettere la propulsione di sonde e micro robot all’interno del corpo umano.
Questo metodo sfrutta l’interazione che si instaura tra un diodo e un campo elettrico alternato. Posto il componente elettronico in un fluido salinizzato, si può attivare un campo elettrico alternato che induce una corrente nel dispositivo. Questa a sua volta è in grado di indurre un nuovo campo elettrico tra i poli del diodo, generando così una forza elettrica in grado di far muovere il componente.
Questo metodo si discosta da quelli precedentemente tentati (interazione elettromagnetica, ultrasuoni, reazioni chimiche) perchè è privo di molti degli svantaggi che li contraddistinguevano. Di seguito due filmati che mostrano gli esperimenti:
Propulsione lineare di due diodi
12 Diodi rotanti in moto circolare
Le sfide da superare sono ancora tante: in primis è necessario ridurre la scala del dispositivo (che al momento si attesta nell’ordine dei millimetri), per permetterne l’inserimento nel corpo. Inoltre bisogna validare il risultato anche in un fluido più simile al sangue umano (che ha un pH ben diverso da quello della soluzione usata nell’esperimento). E’molto promettente però il fatto che estrapolazioni dei risultati dell’esperimento hanno permesso di ipotizzare la validità del metodo anche a scale più piccole, laddove entra in gioco una maggior viscosità nei fluidi (che rende difficoltosi i movimenti su scale microscopiche).





miriam said
Marzo 17 2007 @ 5:41 pm
“l’ameba compie raramente percorsi circolari, dato che è meno probabile trovare cibo dove si è già passati…”

Lo stesso non si può dire di noi esseri umani.
Sennò non si sarebbe coniato il motto “errare umanum est, perseverare diabolicum”.
Il nostro Q.I. inferiore a quello degli unicellulari? Talvolta.