E’da un po’che trascuro l’appuntamento con l’angolo storico. Ho recentemente terminato un libro molto interessante “I Generali di Stalin” di Seweryn Bialer. Esso ricostruisce i rapporti che intercorsero tra Stalin e i suoi capi militari, dal periodo delle Grandi purghe nel 1938 fino alla presa di Berlino nel 1945. Commentate da Bialer, si possono apprezzare le memorie di molti importanti capi sovietici (sia militari, come Zhukov, Konev che civili come ad esempio il progettista Jakovlev). Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1969 (l’autore era fuoriuscito dal blocco sovietico nel 1956 ed emigrato in america), vuole gettar luce su molti aspetti dell’operato di Stalin in qualità di capo supremo delle forze militari sovietiche durante la guerra. Un’impresa ardua: se da una parte (dopo la fine della guerra) si assistette ad una vera e propria glorificazione del dittatore fino alla sua morte, dall’altra la destalinizzazione operata da Kruscev tese non solo a demolire il culto della personalità di Stalin, ma anche a demonizzarne totalmente l’operato in qualità di supremo comandante in capo.
Voglio quindi proporre due brevi brani tratti dal libro, che mostrano (anche in modo ironico) come uno stesso fatto potesse venir trattato in modi ben diversi a seconda del periodo in cui furono scritte le testimonianze.
L’episodio che viene riportato è la prima ed unica “visita al fronte” effettuata da Iosif Stalin durante l’intero svolgimento del secondo conflitto mondiale. Siamo nell’Agosto del 1943: il momento grigio dell’Unione Sovietica (culminato con l’assalto a Mosca nel 1941 e con l’assedio di Stalingrado nel 1942) è ormai passato, ed è in pieno svolgimento l’ultima grande offensiva tedesca sul fronte orientale, la battaglia di Kursk. L’URSS parte avvantaggiata, giacchè era stata informata anticipatamente dai servizi segreti dell’offensiva e delle sue direttrici principali. Le armate hitleriane, esaurito l’impeto iniziale, si infrangono e si spezzano contro una difesa ben preparata e accanita. E’il momento per i sovietici di effettuare una grande controffensiva contro la linea tedesca Panther-Wotan: la battaglia di Smolensk scaturì dall’offensiva proveniente dal fronte di Mosca.
E’in questo contesto che Stalin, alla vigilia delle operazioni, decide di visitare il fronte …
Il seguente resoconto fu scritto quando Stalin era ancora in vita:
N.I. Bulganin (Ministro della Difesa) (da Bol’sevik, n°24 – Dicembre 1969 – pag.69)
«Per valutare sul posto fino a che punto le nostre truppe erano pronte per compiere una determinata operazione, si recò a visitare il fronte Stalin in persona. Prima che fosse lanciata l’operazione Smolensk, egli andò nel settore del gruppo di armate occidentale. Appena giunto al quartier generale del gruppo di armate, verificò il grado di preparazione del comandante del gruppo di armate e delle sue truppe in vista della imminente operazione; diede istruzioni esaurienti ed infinitamente chiare concernenti l’impiego delle forze e fece in modo che venissero rifornite di aerei, carri armati, artiglieria e di tutti gli altri mezzi e materiali. Richiamò l’attenzione del comandante sulle singole fasi dell’operazione e mise in rilievo le diverse fasi del suo sviluppo. Come risultato di tutto questo, il comandante acquistò una migliore compresione dell’importanza delle imminenti operazioni e, come sappiamo, l’operazione fu condotta con grande successo in piena conformità con il piano approvato dal supremo quartier generale.»
Quest’altro invece è stato pubblicato in epoca post-crusceviana, quando anche le tendenze di eccessiva critica verso l’operato di Stalin vennero mitigate e rettificate nella ricerca di una posizione più equilibrata:
N.N. Voronov (Maresciallo) (da Na sluzbe voennoj – Moskva 1963 – – pag.384
« Il 3 agosto [N.d.R. 1943], fummo improvvisamente convocati a Juchnov. Il posto era abbastanza lontano dalle linee del fronte [N.d.R. 100 Km] e dovemmo viaggiare parecchio tempo pur avendo fatto marciare a tutta velocità i nostri veicoli. Infine arrivammo in un magnifico bosco dove fra gli alberi si scorgevano piccole costruzioni di legno. Fummo ricevuti da un generale che ci condusse in una casetta. Entrammo nella stanza e vedemmo Stalin.
Sembrava che avessero scelto deliberatamente la casa più brutta. Al centro della baracca si trovava un tavolaccio di legno costruito frettolosamente; al posto delle gambe, il tavolo veniva sostenuto da due traverse rafforzate da una trave, accanto vi erano due panche altrettanto rozze. Sul davanzale vi era un telefono e il cavo telefonico giungeva attraverso i battenti della finestra fino alla strada. Il generale Kamera mi sussurrò: “Che situazione!”
Pensai subito: “Lo hanno fatto apposta per redere meglio l’atmosfera del fronte”
Prima di tutto Stalin chiese se eravamo lontani dal posto di comando del gruppo di armate, poi ordinò di fare un breve rapporto sulla situazione. Stendemmo delle carte e cominciammo a riferire le notizie sul nemico e sulle nostre truppe. Sokolovskij stava per descrivere il piano e le missioni della imminente operazione offensiva, ma Stalin lo interruppe: “Non vogliamo entrare nei particolari. Nella primavera del 1944, il gruppo di armate occidentale deve raggiungere Smolensk, preparatevi bene, riunite le forze e prenete la città”. Questa frase fu ripetuta due volte.
In sostanza, la conversazione finì a questo punto.
I compagni tentarono di protestare dicendo che il gruppo di armate occidentale non aveva ricevuto riserve e materiali sufficienti.
“Vi daremo tutto il possibile” fu la risposta. “Se non potremo darvi di più dovrete cavarvela con quello che avete.”
Iniziammo il viaggio di ritorno. Molti di noi erano sorpresi dalla visita segreta del supremo comandante in capo a Juchnov. Che bisogno aveva di fare tanti chilometri su una strada dissestata dai carri armati e dai trattori, e che in certi punti era intransitabile, per poi fermarsi in una piccola cittadina così lontana dalle linee avanzate? Egli non poteva vedere nulla da lì, e non vide nessuno trane noi. Era molto più difficile mettersi in contatto da lì con i gruppi di armate che da Mosca. Era uno strano viaggio, non necessario …»
Certo questo è solo un piccolo esempio: un fatto tra tanti, che però evidenzia come può cambiare un resoconto a seconda del vento che tira … Insomma, la storia va fatta mettendo assieme tutti i pezzi, non sentendo solo ciò che fa comodo o ciò che piace.
Tornando al libro, lo consiglio perchè le esperienze biografiche sono sempre ben leggibili. Certo bisogna essere appassionati dell’argomento e avere dimestichezza con la terminologia militare. In esso vi sono altri brani che mi piacerebbe riportare: uno (ad esempio) rende in modo realmente inquietante l’atmosfera delle purghe, un altro permette di immergersi nei panni di chi si è trovato improvvisamente investito da una guerra totale. Ma sarà per un’altra volta 





Oh yeah. Quando riporterai i brani li leggerò volentieri, in attesa che Settembre finisca e io possa riappropriarmi di una Vita propriamente detta
Hai detto una verissima verità.
La storia va ricostruita attentamente e non solo tramite resoconti monofazione, soprattutto in stati come la Russia (URSS), l’Italia, la Germania, probabilmente anche l’Iraq etc etc dove una dittatura è stata spazzata via dagli avversari politici e militari che hanno non solo il potere di governare, ma anche di ricostruire la storia a loro vantaggio.
e meno male che si vuole demonizzare un personaggio come stalin…..invece di demonizzare solamente i fascisti pensiamo a parlare anche dei comunisti russi,quelli si che hanno fatto i morti in ragione di un pensiero che è ancora oggi presente sui banchi del parlamento….è il colmo…..per me la gente che va in giro col pugno chiuso fa schifo tanto quanto quelli che fanno il saluto romano….
@KeyserSoze: il mio discorso è relativo alla storia militare sovietica. In questo campo (ma non solo ovviamente) fino alla caduta del muro tutte le fonti sulla Grande Guerra Patriottica erano perlo più occidentali (tedeschi, inglesi), con tutto ciò che ne conseguiva. Il lavoro di Bialer è stato uno dei primi in cui fonti sovietiche sono state portate in Occidente e sono servite a confutare e migliorare la conoscenza di certi fatti avvenuti sul fronte orientale ed in generale nell’URSS di Stalin.
Per il resto non mi va di generalizzare e mettere tutto nello stesso calderone, anche perchè un conto è la ricerca storica, un conto è il revisionismo e parlando di queste cose bisogna mettere i puntini sulle i
XXX: io non voglio “demonizzare” nessuno, a me interessa solamente conoscere. Le azioni di Stalin (come quelle degli altri totalitarismi del novecento) sono ormai storia, chi le nega senza documentare non è uno storico ma un fazioso e come tale rappresenta solamente una perdita di tempo da ignorare.
E i banchi del Parlamento, quelli lasciali da parte che non ho il minimo interesse nel discutere delle pagliacciate da circo che vi avvengono quotidianamente.
grande Taglia
un angolino di storia in mezzo a una pallosa giornata in ufficio
Bel post. Grazie
Grazie a voi di averlo letto
Uno dei brani penso che lo metterò su MC se va bene ^_^
Non era mia intenzione generalizzare, volevo solo dire che in tutti i contesti storici non bisogna fermarsi ad analizzare una sola fonte, perchè sarebbe sicuramente e in ogni caso fuorviante.
Approffito che state tutti dormendo, in Spagna, da piccolo a scuola mi racccontavano che Cristoforo Colombo era spagnolo, ma pensa te !!!!
Paolo, per favore correggi lo smile, grazie