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13Sep/072

Il Grande Fratello in cima a un palo nero

Altoparlante

La guerra spesso è scoppiata senza preavviso. Spesso, pur annunciata da indizi e chiari segnali, non fu comunque ritenuta imminente nè diede adito ad accurati preparativi. E'questo lo stato in cui si trovava l'URSS alla vigilia dell'Operazione Barbarossa (durante la Seconda Guerra Mondiale) quando fu invasa repentinamente dalle forze tedesche e si trovò paralizzata sotto i potenti colpi di maglio inferti dai nazisti. L'Esercito Rosso era ammassato staticamente sul confine, bloccato nelle reazioni da severe direttive staliniane che imponevano di non provocare la Germania anche di fronte ad atteggiamenti offensivi. Così, quando fu il momento, l'intero paese (e la leadership che lo guidava) rimase immobilizzato e per un lungo periodo sia le forze militari, sia la popolazione rimasero allo sbando.

Il brano che riporto, tratto da un libro di cui ho già parlato, è una testimonianza che ho trovato particolarmente interessante in due aspetti. In primis, è una rappresentazione abbastanza accurata del repentino cambiamento che può investire non solo una nazione, ma anche un singolo uomo che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un'idea che si è sinistramente riaffacciata alla mia mente in questi giorni con le rievocazioni dell' 11 Settembre.

Tedeschi in marcia in URSS - 1941

Nella seconda parte invece viene raccontato un episodio grottesco e ridicolo, che potrebbe persino far sorridere se si potesse estrapolarlo dal tragico contesto. La gente della cittadina, frastornata e sconvolta dall'incursione improvvisa, cerca rifugio e protezione in un altoparlante nero in cima ad un palo. Il quale, imperterrito, continua a trasmettere la solita routine, le lezioni di ginnastica in mezzo alle bombe. Leggendo, mi sono immaginato lo sgomento che la totale assenza di direttive in un momento simile ha sicuramente indotto negli abitanti di Kobrin: persone che, per abitudine e convenienza sottolineata già in modo convincente dalle purghe, era sicuramente orientata a non agire di propria iniziativa ma ad attendere le disposizioni di Mosca.

Quella stessa Mosca che, nemmeno una settimana prima aveva ribadito fermamente (con il famoso comunicato dell'agenzia TASS del 13 Giugno 1941) che Hitler non aveva alcuna intenzione di invadere l'Unione Sovietica.

La testimonianza è tratta dalle memorie del colonnello I.T. Starinov, già volontario sovietico nella guerra di Spagna e scampato alle grandi purghe.

Sabato 21 Giugno, Kolesnikov e io partimmo per Brest [Brest-Litovsk, una fortezza presso il nuovo confine con la Germania] [...] Al quartier generale della IV armata, che copriva il settore di Brest, quella calda sera del 21 Giugno 1941, regnava la solita agitazione di ogni sabato. Fummo informati che le esercitazioni erano state revocate e passeggiammo a lungo per le strade di quella pittoresca città [Kobrin, vicino a Brest-Litovsk]. Tornati all'ufficio del comandante del genio, ci dicemmo buona notte l'un l'altro e ci allungammo comodamente sui divani. [...]

Mi svegliai improvvisamente. Mi sembrava di aver udito nel sonno un'esplosione. Tuttavia tutto sembrava tranquillo. Solo il monotono, soffocato ronzio di motori d'aeroplano si faceva sempre più vicino passando attraverso le grandi finestre aperte. Guardai l'orologio: erano le 4:20 del mattino. Anche Kolesnikov si era alzato appoggiandosi su un gomito e stava cercando a tastoni il suo orologio che si trovava sulla sedia vicino al divano.

Non molto lontano, si udì un pesante tonfo e poi un'esplosione. La casa tremò e i vetri delle finestre vibrarono in modo sinistro. « Forse si tratta di lavori di demolizione » dissi pensando ad alta voce. « Assomiglia di più a una bomba sganciata da un aeroplano » replicò Kolesnikov ascoltando attentamente.

« Ma cosa sta succedendo con questi aerei ... »

Non riuscii a finire. Per alcuni secondi si udirono contemporaneamente diverse esplosioni che produssero un boato assordante. Poi ritornò la quiete. Potevamo udire di nuovo il ronzio dei motori degli aeroplani che si avvicinavano e si allontanavano.

Improvvisamente, quello strano rumore mi ricordò la Spagna. Il rombo degli Junkers.

[...]

Ju 87 Stuka

Dopo esserci infilati in fretta gli stivali e aver indossato le giacche e allacciato le cinture di cuoio con velocità febbrile, ci precipitammo in mezzo alla strada. E giusto in tempo. Una squadriglia di aeroplani stava puntando sul quartier generale. « Attacco aereo! » gridò qualcuno. Corremmo attraverso la piazza, saltammo in un fosso e ci lanciammo in mezzo a un frutteto. Nella corsa, cercavamo di osservare gli aerei e vedemmo bombe sottili che sembravano molto piccole staccarsi dalle fusioliere nere.

« Buttati a terra, Zachar Josifovic! »

Le bombe stavano cadendo con un sibilo lacerante. L'edificio che ospitava il quartier generale da cui eravamo appena scappati era avvolto nel fumo ed era stato ridotto in polvere. Potenti esplosioni squarciavano l'aria e ci assordavano le orecchie. Apparve un'altra squadriglia.

I bombardieri tedeschi si tuffavano sicuri sulle nostre indifese installazioni mlitari.

Quando terminò l'incursione, grosse colonne di fumo nerastro salivano al cielo da diverse parti. Un albero appena caduto stava di traverso in mezzo alla strada. Una parte dell'edificio del quartier generale era un cumulo di rovine. Da qualche parte un'acuta, isterica voce femminile gridava un disperato, inconsolabile « aaaaaaa! »

[...] Kolesnikov e io decidemmo di andare a Brest: qualcuno fra i rappresentanti del commissariato del popolo della Difesa o dello stato maggiore generale che si trovava là per le manovre, arebbe saputo cosa stava succedendo. Trovammo un passaggio sul primo veicolo che passava. [...]

Le strade di Kobrin, così calme la notte precedente, ci accolsero con una puzza di bruciato. La voce rauca di un altoparlante ci indusse a fermarci nella piazza. L'autista aprì la portiera e si sporse fuori.

Il familiare segnale di chiamata di Mosca interruppe imperiosamente la confusione e il tumulto della città che aveva subito il primo bombardamento aereo del nemico. Nella piazza tutti si misero a guardare pieni di speranza verso l'altoparlante nero montato su un palo telefonico.

« Sono le sei del mattino, ora di Mosca. Iniziamo la trasmissione delle ultime notizie.»

Col fiato mozzo, Kobrin attendeva di udire ciò che Mosca aveva da dire.

A turno gli annunciatori riferirono allegramente le conquiste del lavoro del popolo sovietico, il raccolto che stava maturando, l'attuazione del piano da parte di alcune fabbriche in anticipo sul programma, le celebrazioni nella repubblica autonoma di Mari.

Infine udimmo: « L'agenzia di informazioni tedesca riferisce... »

Una ragazza che stava vicino a noi si alzò sulla punta dei piedi.

Macerie

Tuttavia con un tono di voce ufficiale, l'annunciatore parlò di navi inglesi affondate, di incursioni aeree tedesche su città della Scozia; trasmise un comunicato Reuter che parlava di 17 bombardieri tedeschi abbattuti in una settimana sull'Inghilterra, citò la guerra in Siria, e poi smise di parlare.

La trasmissione di notizie terminò con le previsioni del tempo. La ragazza che si trovava vicino a noi smise di stare in punta di piedi. Scontenta e perplessa, la gente fissava l'altoparlante.

« Aspettiamo. Può darsi che ci sia un annuncio speciale o una dichiarazione » disse Kolesnikov con aria dubbiosa.

Invece iniziò come al solito il programma di ginnastica mattutina.

L'autista chiuse sbattendo violentemente la portiera.

La ragazza si guardò in giro con aria perplessa e, come se si fosse ricordata di qualcosa, corse via. Gli altri si dispersero frettolosamente. Gli autocarri carichi di donne piangenti e di bambini che erano forse già rimasti orfani in quelle poche ore, si avviarono rombando verso Kobrin. Li seguì la voce serena dell'annunciatore:

« Allungate le braccia, piegatevi! Più vigore! Su, giù. Su, giù. Forza. Così. Molto bene! »

Gli aerei nemici si stavano di nuovo avvicinando alla città. Il loro frastuono e le grida di terrore sommersero infine la voce che incitava a saltare su e giù, a saltare il più in alto possibile!

Sono passati ventitré anni da quel fatale giorno di giugno, ma non potrò mai dimenticare la piazza di Kobrin, l'altoparlante nero che stava lassù sul palo e le disgraziate lezioni di ginnastica.

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Comments (2) Trackbacks (0)
  1. Apprezzo sempre i tuoi post che parlano di Storia soprattutto se si tratta di Seconda Guerra Mondiale e Unione Sovietica.

    Mi ha incuriosito il “familiare segnale di chiamata di Mosca” e ho fatto un po’ di ricerche ed è saltato fuori che i comunicati radio cominciavano “Vnimanie, govorit Moskva. Slushayte Moskvu” ovvero Attenzione, Mosca parla, ascoltate Mosca.

    C’è anche una registrazione su freesound.org ma non penso sia originale.

    Ma quasi quasi la metto come suoneria al cellulare smiley

  2. In effetti leggendolo avevo pensato più a una metafora che all’esistenza di un vero e proprio segnale di tal tipo! Si impara sempre qualcosa di nuovo smiley


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