Proibito Parlare - Anna Politkovskaja

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Oggi il problema fondamentale della difesa dei diritti nel nostro paese (N.d.R. la Federazione Russa) non sta nei finanziamenti alle associazioni di elementi invisi al Cremlino, e nemmeno nella legge repressiva sulle ONG (che impone la registrazione e il controllo di tutti i loro membri), ma nel fatto che solo una piccola percentuale della popolazione, dal 5 al 10 percento, è disposta a lottare per i propri diritti.

Mi imbatto in continuazione in persone così. Vengono o scrivono al giornale ammettendo che pensavano che quelle degli altri fossero storie esagerate. Per questo si limitavano a leggerle, senza ribellarsi. Ma ora è successa la stessa cosa anche a loro, capiscono tutto e hanno bisogno di aiuto.

E’davvero strabiliante: viviamo in una società incredibilmente qualunquista. Tutto appare fiacco e svuotato dentro di noi, a parte quando si parla di soldi. E così il potere può fare tutto ciò che vuole. Certo, tanto per usare una metafora, noi non abbiamo un re che, in segno di solidarietà con i cittadini oppressi, è disposto a uscire con la stella di David cucita al petto. Ma non abbiamo nemmeno migliaia di cittadini pronti a resistere spinti dal suo gesto.


E ancora

Il mondo teme una reazione nucleare incontrollata, io temo l’odio. Si accumula sempre di più ed è fuori controllo. Il mondo, per lo meno, ha escogitato su quali leve giocare per avere la meglio sui capi dell’Irak e della Corea del Nord, ma nessuno potrà mai scoprire i percorsi della vendetta personale. Davanti a questo il mondo è tutto indifeso.

In questo periodo nel nostro paese (N.d.R. sempre la Federazione Russa) si riscontra un raro fenomeno di stupidità irresponsabile: centinaia di persone ne costringono altre ad accumulare scorte di odio, tanto da rendere il futuro di tutti totalmente incerto

Che dire, parole che dovrebbero farci riflettere tutti, anche se non voglio certo azzardarmi a paragonare la nostra situazione a quella che la giornalista russa Anna Politkovskaja (la quale, ricordo, è stata assassinata mentre rincasava il 7 Ottobre 2006) descrive nei suoi articoli. Ho letto poco più che due terzi del libro, ed è un continuo accavallarsi di immagini a tinte forti che descrivono con tragica ma ostinata e puntigliosissima lucidità (tale da costarle la vita) la totale mancanza di diritto e di umanità in cui si trova una terra che poi così lontana non è (la Cecenia).

Nel libro si trovano nomi, cognomi, indirizzi, testimonianze precise. Reportage duri come macigni, che si scontrano con il silenzio e la reticenza delle autorità federali russe, e con il disumano disprezzo per la vita che tutti i contendenti in quella terra martoriata mostrano verso la popolazione civile.

Sono vere e proprie istruttorie, quelle che nessun’altra autorità preposta ha mai svolto. E altrettanto significativo è rendersi conto che, morta l’URSS, non sono certo morte con essa molte consuetudini da regime totalitario.

Un libro che consiglio vivamente a tutti.

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