Le notizie che si susseguono freneticamente in questi giorni hanno un che di allarmistico: la Russia che potrebbe dislocare testate nucleari nel Baltico, i missili puntati su Tblisi e le continue nuove tensioni tra gli USA e la potenza transeuropea.
Sembra quasi che, improvvisamente, il mondo si sia accorto che la Russia c’è. A mio avviso, da quando c’è stata la dissoluzione dell’URSS, la maggior parte delle persone ha pensato che la cosa fosse finita lì. Senza gravi drammi (considerata la portata dell’evento) il gigante sovietico si è ripiegato su se stesso e se n’è uscito di scena, logorato ed eroso internamente dalle sue stesse politiche fallimentari. Molti hanno ritenuto che mai e poi mai si sarebbe potuto riprendere, men che meno in tempi così brevi. Ancora adesso se nelle conversazioni si parla di Russia lo si fa in modo quasi canzonatorio, spesso riferendosi alla “ferraglia” presente in copiose quantità nei suoi arsenali, tra Kalashnikov contrabbandati più o meno ovunque nel mondo e MiG-29 venduti su Ebay. Niente di più sbagliato.
Pensiamoci un attimo: come si può ritenere che uno stato così grande, con risorse così vaste, che fino a 30 anni fa era una grandissima potenza mondiale, oggi non possa contare più nulla? Ricordiamo anche che la “rivoluzione” è avvenuta in modo indolore, senza spargimenti di sangue e/o distruzioni infrastrutturali. Il potenziale produttivo (seppur meno efficiente, inizialmente, di quello “occidentale”) è rimasto intatto, il margine di manovra enorme.
Basta guardare allo sviluppo del comparto militare, che non si è mai fermato, neppure nei momenti di grave crisi (ricordate la tragedia del sottomarino Kursk?). L’Armata Rossa, l’organismo militare più forte al mondo subito dopo la fine della guerra mondiale, si era trasformato in un juggernaut sovradimensionato e inefficiente, impossibile da mantenere dopo la fine dell’URSS. Ma in pochi anni, dopo gli assestamenti e le riconfigurazioni, esso è ancora al vertice, anche se la transizione verso una forza moderna, giustamente dimensionata e professionale è ben lungi dall’essere completa. Per riprendere le parole del sito globalsecurity.org
The weakness of the 1990s is gone and forgotten, even though Russia has not regained the status of great power.
Del resto basta dare una rapida occhiata ai sistemi d’arma di cui la Russia dispone/disporrà a breve per rendersene conto:
- Aviazione: c’è l’S-37 Berkut, un caccia sperimentale che servirà per progettare gli aerei di nuovissima generazione. Sto parlando dal programma PAK FA congiunto con l’India, per sviluppare un aereo in grado di competere con F-22 e F-35/JSF : progetto quest’ultimo cui partecipa anche il nostro paese con un impegno d’acquisto di 260 esemplari
- Armi di terra: i programmi prevedono un ammodernamento di carri da battaglia esistenti (T-80U, quelli che si vedono nelle recenti immagini provenienti dalla Georgia) e l’introduzione in linea di un mezzo inizialmente pensato per l’esportazione, il T-90 (mezzo questo acquistato anche dall’India, con cui c’è una forte partnership militare). Le armi anticarro comprendono missili di ultima generazione (come ad esempio il Khrizantema e il VIKhR, alcuni esemplari dei quali sono stati impiegati con efficacia anche in Iraq contro le forze USA). I sistemi antiaerei rappresentano una seria minaccia per chiunque: Tunguska e Pantsyr, quest’ultimo in grado di ingaggiare e distruggere anche altri missili.
Questi sono solo alcuni degli esempi, non voglio tediare troppo con dettagli tecnici. Possiamo però parlare del famoso scudo antimissile americano (il programma NMD), contro i missili balistici: esso si articola su più componenti, ognuno dei quali è in grado di intervenire in vari stadi della corsa di un missile nemico dal lancio al raggiungimento dell’obiettivo.
La parte del sistema di cui attualmente tanto si discute è la GMD (Ground-Based Midcourse Defense): questo sistema è in grado di colpire un missile nella fase “intermedia” del suo viaggio, cioè quando si trova ancora al di fuori dell’atmosfera o comunque lontano dall’obiettivo. Uno dei componenti del GMD è il missile GBI (Ground-Based Interceptor), e sarà proprio una batteria di questi sistemi d’arma ad essere installata in Polonia. Il radar di controllo lo metteranno invece in Repubblica Ceca.
Questo sistema è pensato per colpire un missile al di fuori dell’atmosfera: il compito del GBI è di portare il modulo EKV (Exoatmospheric Kill Vehicle) in alta quota. Successivamente l’EKV si staccherà dal corpo del missile e procederà per inerzia contro il missile.
La Russia tuttavia ha in linea, operativo, un missile intercontinentale (l’SS-27 Topol) estremamente versatile, che può essere lanciato in molti modi (da un silo, da un carro ferroviario, da un camion con capacità fuoristrada e presto anche da una nave o da un sottomarino) e la cui testata è in grado di manovrare autonomamente, rendendo quindi estremamente difficoltosa se non impossibile (per ora) l’intercettazione da parte di un sistema di difesa. Presto sarà anche dotato di testata MIRV (ovvero composta da più testate totalmente indipendenti).
Perché vi ho fatto tutta questa panoramica? Io non ritengo prossima una guerra globale (nucleare o meno). Non converrebbe a nessuno, come non è convenuta a nessuno negli scorsi decenni. E’ però evidente che la partita non ha più (se lo ha mai avuto) un solo giocatore. Noi siamo stati abituati (anche tramite la TV, i film e tutto ciò che vi è collegato) a pensare agli USA come all’unico contendente, dopo la caduta dell’URSS. Ma l’URSS è sempre stata lì, stordita e sconquassata dagli eventi, a terra, ma si è rialzata. Ora si chiama Federazione Russa (Российская Федерация), è un paese dalle dinamiche strane e in continuo mutamento, ma è sempre il grande paese con ambizioni pari alle sue potenzialità.
Io non ho paura della Russia, come non ho paura degli Stati Uniti. Questo perché vivo in un paese che, al momento, non è sicuramente (ne’ sarà verosimilmente in futuro) il teatro di battaglia di questa contesa. Altre persone, come quelle che vivono in Georgia, purtroppo non hanno la mia fortuna. Ma non mi sorprende che la Russia reagisca nel momento in cui qualcuno comincia ad affacciarsi troppo insistentemente ai suoi confini. Sarei proprio curioso di vedere (anzi no, sarebbe feticismo macabro) che cosa succederebbe se andassero loro ad affacciarsi, che so, in Canada o in Messico. La Crisi Cubana se la sono già scordata tutti? Il conto, come sempre, lo paga chi si trova in mezzo.
Cina e India, ovviamente, non staranno a guardare stravaccate sul divano.
(Articolo in contemporanea con Mentecritica)






Codeste considerazioni sulla Russia sono alquanto interessanti e trovo l’articolo scritto bene, infatti coglie nel segno. Sono stato stimolato a lasciare questo commento perche’ anche a me dispiace che l’argomento non abbia stimolato alcuna discussione. Io pero’ da molto ho deciso di non disquisire piu’ sulla Russia, ci abito e ci vivo bene e non vorrei correre il rischio di sembrare poco obbiettivo nei miei commenti.
In tutti i casi se c’e’ ancora un giovane ingegnere che sa scrivere e dimostra notevoli capacita’ di elaborazione di fatti di storia attuale, bene, allora in Italia ancora non tutto e’ perduto.
Grazie per il tuo contributo. Fortunatamente la versione che ho pubblicato su Mentecritica ha suscitato qualche riflessione in più …
Ti ringrazio comunque per la gentilezza, troppo buono