Mentre guardavo la cerimonia finale di chiusura dei Giochi Olimpici di Beijing 2008 ho pensato ad alcune cose relative alle polemiche che hanno accompagnato a questi giochi, specialmente riguardo alla possibilità di boicottaggi. Escludendo il fatto che i giochi olimpici, fin dall’antichità, si sono sempre posti al di fuori delle contese politico/militari, io mi chiedo che cosa sarebbe successo se si fosse veramente adottata una linea dura di protesta contro l’estabilishment cinese.
A conti fatti io penso che sia stato meglio così. Le Olimpiadi sono davvero state un momento in cui, bene o male, culture diverse si sono trovate a confronto. Il valore di un appuntamento planetario organizzato in un paese che, tradizionalmente, è “chiuso” verso l’esterno va al di là dei problemi di politica internazionale che, ricordiamocelo, sono praticamente una costante per tutti i paesi e non solo per la Cina.
E’bene quindi non dimenticare, di fronte a fuochi artificiali e maestosità delle rappresentazioni, che questi problemi esistono e vanno risolti. Ma l’isolamento, generalmente, non ha mai portato grossi vantaggi. Al contrario l’occasione sportiva appena trascorsa ha sicuramente aiutato anche gli stessi cinesi ad entrare maggiormente in contatto con culture diverse dalla loro, e a vedere il mondo con altri occhi. Una vista sempre filtrata dall’evento, ma pur sempre un momento di incontro tra mondi differenti.
E allora, al di là delle polemiche, io sono contento che ci siano stati questi giochi e che siano stati ospitati dalla Cina. Penso che questo possa rappresentare un piccolo passo per risolvere le controversie presenti e future con maggior consapevolezza reciproca.
Cosa che, in caso di opposizione dura e boicottaggio, difficilmente sarebbe avvenuta.






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