Archive for Libri

Un omaggio a Mario Rigoni Stern

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Mi sembra doveroso ricordarlo. Oggi si è spento all’età di 86 anni lo scrittore italiano Mario Rigoni Stern. Volontario negli Alpini durante la II Guerra Mondiale, dopo le campagne di Albania e Grecia fu spedito in URSS a combattere nel corpo di spedizione italiano (ARMIR), dove riuscì a sfuggire all’accerchiamento sovietico durante l’operazione Piccolo Saturno (meritandosi, per le proprie azioni, la medaglia d’argento al valore). Fu poi internato in lager dai tedeschi dopo l’armistizio dell’otto settembre, e riuscì a rientrare in Italia dopo la fine della guerra. Autore di numerose opere letterarie, il suo più grande successo è “Il sergente nella neve“, opera autobiografica in cui racconta le sue vicende in URSS.

Riposa in pace, Mario, e grazie.

Annibale - Gianni Granzotto

Immagine di Annibale

Vi porto Annibale in casa. Ah, direte, una vecchia conoscenza. E vi metterete a squadrarlo di sotto in su, diffidenti e incuriositi, come abbiamo fatto per altri personaggi di cui s’è sempre sentito parlare e che ci sembrano familiari; ma dei quali per sicuro rimane soltanto un nome, essendo tutto il resto diventato misterioso come l’andar del tempo, confuso nell’approssimazione. Come una stanza male illuminata in fondo alla grande casa della memoria.

D’altronde che interesse può avere per un lettore d’oggi una storia vecchia di più di duemila anni? Che segni di vita ci possono arrivare da un passato di venti secoli?

Guardate cosa scrive Shakespeare nella Tempesta. Ci avverte che « il passato è soltanto un prologo » . Il prologo della nostra vita, alla quale tutto ciò che la precede appartiene come parte indistruttibile dell’esistenza. Annibale siamo noi, duemila anni fa. La sua storia è la nostra storia. E il ricordo che riusciamo a decifrarne è, in sostanza, un ricordo di noi stessi.

E’inutile obiettare che venti secoli sono un abisso così profondo da non poter scendervi dentro. Ogni cento anni si succedono tre generazioni. Mio nonno Giobatta, padre di mio padre, era nato nel 1861 insieme al regno d’Italia. All’epoca di Porta Pia aveva nove anni. Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II erano ancora vivi quando egli già si stava facendo uomo. Me li descrisse come suoi contemporanei. E mi raccontò quel che aveva sentito da suo nonno, trevigiano, il quale era stato suddito della Serenissima. Un filo ininterrotto, dal Settecento fino a me.

Con questa cadenza di vita, sessanta nonni ci dividono oggi da Annibale. Sessanta nonni soltanto. Potrebbero stare tutti in quella stanza della memoria, cucitrice del tempo. E che dire dei luoghi, spettatori impassibili e fedeli del passato, testimoni che attendono solo di essere interrogati?

Bernard Shaw, nel prologo a Cesare e Cleopatra - un prologo che è poi eguale per ogni storia, se l’ieri è semplicemente l’inizio dell’oggi - fa recitare questa battuta : « Le stelle e il cielo senza nuvole sono nostri contemporanei, diciannove secoli e mezzo più giovani di quando li abbiamo conosciuti noi; ma dal loro aspetto non lo si potrebbe arguire »

Per Cartagine i secoli sono venti, ventidue. Ma il discorso non cambia. Basta saper guardare e Cartagine diventa viva, Annibale un contemporaneo del nostro ricordo, un uomo come noi, che « come noi viveva di pane, provava desideri, assaporava dolori, aveva bisogno di amici »

Ecco, ve lo porto in casa.

Questo è il prologo del libro. Dopo averlo letto, ho saputo subito che non avrei sprecato il mio tempo. Granzotto ci porta davvero Annibale in casa, dipingendo un affresco che racconta impeccabilmente una delle più grandi vicende mai avvenute al mondo, esplorando a fondo uno dei più affascinanti personaggi la cui esistenza ha lasciato un segno tanto indelebile quanto etereo. D’ora in poi, passare il Trebbia in bicicletta non sarà più la stessa cosa smiley

Proibito Parlare - Anna Politkovskaja

Immagine di Proibito parlare

Oggi il problema fondamentale della difesa dei diritti nel nostro paese (N.d.R. la Federazione Russa) non sta nei finanziamenti alle associazioni di elementi invisi al Cremlino, e nemmeno nella legge repressiva sulle ONG (che impone la registrazione e il controllo di tutti i loro membri), ma nel fatto che solo una piccola percentuale della popolazione, dal 5 al 10 percento, è disposta a lottare per i propri diritti.

Mi imbatto in continuazione in persone così. Vengono o scrivono al giornale ammettendo che pensavano che quelle degli altri fossero storie esagerate. Per questo si limitavano a leggerle, senza ribellarsi. Ma ora è successa la stessa cosa anche a loro, capiscono tutto e hanno bisogno di aiuto.

E’davvero strabiliante: viviamo in una società incredibilmente qualunquista. Tutto appare fiacco e svuotato dentro di noi, a parte quando si parla di soldi. E così il potere può fare tutto ciò che vuole. Certo, tanto per usare una metafora, noi non abbiamo un re che, in segno di solidarietà con i cittadini oppressi, è disposto a uscire con la stella di David cucita al petto. Ma non abbiamo nemmeno migliaia di cittadini pronti a resistere spinti dal suo gesto.

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Ristorante al termine dell’universo

Spazio

E’un fatto curioso, e al quale non si sa bene quanta importanza attribuire, che circa l’ottantacinque per cento dei mondi abitati della Galassia, primitivi o progrediti che siano, abbiano inventato tutti un liquore chiamato ginnan tonnix, o gii-N’N-T’N-ix, o jinand-o-nics, o mille altri nomi che sono soltanto variazioni fonetiche sul tema. I liquori stessi non sono esattamente uguali: si va dal gi-nant-o-mnigs sivolviano, che è semplice acqua servita a una temperatura lievemente superiore a quella ambiente, allo tzjin-anthony-ks gagrakackano, che è capace di uccidere una mucca alla distanza di cento metri. Ciò che appare strano, oltre alla somiglianza dei nomi, è il fatto che questi drink siano stati inventati e battezzati prima che i mondi su cui li si beveva entrassero in contatto con altri mondi.

Cosa si può dedurre da un tale fenomeno? Che il nome ginnan tonnix sia entrato in circolazione su innumerevoli pianeti che si trovavano in condizione di totale isolamento contrasta con le teorie della linguistica strutturale. I vecchi linguisti strutturali si indispettiscono mica male quando i giovani lingusti strutturali pongono insistentemente l’accento sulla faccenda. I giovani linguisti strutturali sono profondamente pungolati da questo mistero, e stanno alzati fino a tarda notte per studiare, convinti di essere vicini alla scoperta di qualcosa d’estremamente importante. Finchè non diventano anche loro con il tempo dei vecchi linguisti pronti a indisporsi con i giovani.

La linguistica strutturale è purtroppo una disciplina triste, dove regnano contrasti e divisioni, e la maggior parte di coloro che se ne occupano sono troppo inclini ad affogare i loro problemi, la sera, in viski-anzoda.

(Douglas Adams - Ristorante al termine dell’universo - 1980)

L’ho già detto che adoro Douglas Adams?

Antony Beevor - Stalingrado

Stalingrado - Antony Beevor

Circa un anno fa avevo scritto un piccolo resoconto storico sulla battaglia di Stalingrado. Oggi ho finalmente avuto modo di completare la lettura di uno dei libri che allora avevo consigliato, Stalingrado di Antony Beevor. Il libro è recente (è uscito nel 1998), e questo è importante perchè il resoconto è stato plasmato grazie ad un intenso lavoro di ricerca comprendente numerose fonti sovietiche (che, fino alla caduta del Muro, erano rimaste inaccessibili agli scrittori “occidentali”). Read the rest of this entry »

Un racconto sulla dittatura

Propaganda Nordcoreana

E’stato pubblicato oggi su Mentecritica un mio racconto “sperimentale” che ho scritto il mese scorso. In realtà, a una lettura più attenta, vi renderete conto che non è tutta farina del mio sacco, ma un “collage” di opere ben più famose (e anche alcune meno famose) tutte incentrate sul tema della dittatura. Io ci ho messo il “collante” in mezzo … leggetelo e ditemi che ne pensate smiley

L’angolo della storia - Punti di vista

Immagine di I generali di Stalin

E’da un po’che trascuro l’appuntamento con l’angolo storico. Ho recentemente terminato un libro molto interessante “I Generali di Stalin” di Seweryn Bialer. Esso ricostruisce i rapporti che intercorsero tra Stalin e i suoi capi militari, dal periodo delle Grandi purghe nel 1938 fino alla presa di Berlino nel 1945. Commentate da Bialer, si possono apprezzare le memorie di molti importanti capi sovietici (sia militari, come Zhukov, Konev che civili come ad esempio il progettista Jakovlev). Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1969 (l’autore era fuoriuscito dal blocco sovietico nel 1956 ed emigrato in america), vuole gettar luce su molti aspetti dell’operato di Stalin in qualità di capo supremo delle forze militari sovietiche durante la guerra. Un’impresa ardua: se da una parte (dopo la fine della guerra) si assistette ad una vera e propria glorificazione del dittatore fino alla sua morte, dall’altra la destalinizzazione operata da Kruscev tese non solo a demolire il culto della personalità di Stalin, ma anche a demonizzarne totalmente l’operato in qualità di supremo comandante in capo.

Voglio quindi proporre due brevi brani tratti dal libro, che mostrano (anche in modo ironico) come uno stesso fatto potesse venir trattato in modi ben diversi a seconda del periodo in cui furono scritte le testimonianze. Read the rest of this entry »

Letture Estive - Angeli Spezzati

Richard Morgan - Angeli Spezzati

L’estate si sa porta con sè una significativa dote di tempo libero. Vi sono certo svariati modi per utilizzarlo: per quanto mi riguarda non disdegno mai la lettura … sarà perchè leggere su carta e allontanare gli occhi da uno schermo mi dà sempre una certa soddisfazione! Per questo vorrei consigliare un titolo che ho appena divorato: Richard K.Morgan - Angeli Spezzati. E’un romanzo noir fantascientifico di genere postcyberpunk. Lo scenario è quello di un futuro non troppo lontano, in cui è possibile digitalizzare le coscienze e travasarle in nuovi corpi all’occorrenza. La morte è diventata un concetto molto più lasco. L’uomo si è spinto a colonizzare nuovi mondi e grosse corporazioni muovono le leve della società. Il protagonista, Takeshi Kovacs, è una sorta di super commando specializzato, senza bandiera e senza rimorsi. Read the rest of this entry »

Citazioni - Delinquenza Minorile

Sto leggendo Starship Troopers di Robert A. Heinlein e ho scoperto che 1) Non c’entra un beneamato cazzo con il film 2) Non c’è Denise Richards, in compenso è un ottimo libro di fantascienza. Tra le varie cose vorrei citare questo passo che, in tempi di emergenza bullismo, dà una definizione del fenomeno che sembra scontata, ma pare essere stata dimenticata da molti:

Dubois si era rivolto ancora a me. - Ti ho detto che delinquente minorile è una contraddizione in termini. Delinquente significa mancante ai propri doveri. Ma il dovere è una virtù da adulti, e infatti un giovane diventa adulto quando acquista il concetto di dovere, e lo pone prima dell’amore per se stesso, istinto con cui è nato. Non ci fu mai nè ci potrà mai essere un vero delinquente minorile. Ma poichè la definizione è questa, diremo che per ogni ragazzo delinquente ci sono sempre uno o più delinquenti adulti, persone che hanno raggiunto la maggiore età, che non sanno qual’è il loro dovere, o non l’hanno capito, o che sapendolo e avendolo capito, hanno fallito. Fu questo punto debole a distruggere quella che per molti versi era stata una civiltà ammirevole (le democrazie del ventesimo secolo - N.d.R). I giovani teppisti che imperversavano per le strade erano i sintomi di una grave malattia. I cittadini di quel periodo esaltarono la loro mitologia dei diritti e persero completamente di vista i loro doveri. Nessuna nazione così costruita può durare.

Meditate gente …