Archive for Storia

22 anni dopo Chernobyl

Dopo aver perso la giornata di ieri per raccontare cose fantasiose, inutili e francamente noiose (mea culpa), oggi mi impegno a ricordare un evento che è avvenuto non troppo tempo addietro.

Era la primavera del 1986. Io ero piccolo allora, avevo 5 anni. Eppure mi ricordo quel giorno strano, durante il quale mia madre (con la premura tipica di un genitore) mi proibì di uscire di casa perchè a suo dire “era pericoloso”. Ricordo anche che per qualche tempo non mangiammo più gli ortaggi che crescevano nell’orto e non bevemmo latte. Io all’epoca non capivo molto, specialmente quando alla TV sentivo parlare di un luogo dal nome strano come Chernobyl, che sembrava collegato a quelle strane disposizioni. Read the rest of this entry »

Un omaggio a Mario Rigoni Stern

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Mi sembra doveroso ricordarlo. Oggi si è spento all’età di 86 anni lo scrittore italiano Mario Rigoni Stern. Volontario negli Alpini durante la II Guerra Mondiale, dopo le campagne di Albania e Grecia fu spedito in URSS a combattere nel corpo di spedizione italiano (ARMIR), dove riuscì a sfuggire all’accerchiamento sovietico durante l’operazione Piccolo Saturno (meritandosi, per le proprie azioni, la medaglia d’argento al valore). Fu poi internato in lager dai tedeschi dopo l’armistizio dell’otto settembre, e riuscì a rientrare in Italia dopo la fine della guerra. Autore di numerose opere letterarie, il suo più grande successo è “Il sergente nella neve“, opera autobiografica in cui racconta le sue vicende in URSS.

Riposa in pace, Mario, e grazie.

Proibito Parlare - Anna Politkovskaja

Immagine di Proibito parlare

Oggi il problema fondamentale della difesa dei diritti nel nostro paese (N.d.R. la Federazione Russa) non sta nei finanziamenti alle associazioni di elementi invisi al Cremlino, e nemmeno nella legge repressiva sulle ONG (che impone la registrazione e il controllo di tutti i loro membri), ma nel fatto che solo una piccola percentuale della popolazione, dal 5 al 10 percento, è disposta a lottare per i propri diritti.

Mi imbatto in continuazione in persone così. Vengono o scrivono al giornale ammettendo che pensavano che quelle degli altri fossero storie esagerate. Per questo si limitavano a leggerle, senza ribellarsi. Ma ora è successa la stessa cosa anche a loro, capiscono tutto e hanno bisogno di aiuto.

E’davvero strabiliante: viviamo in una società incredibilmente qualunquista. Tutto appare fiacco e svuotato dentro di noi, a parte quando si parla di soldi. E così il potere può fare tutto ciò che vuole. Certo, tanto per usare una metafora, noi non abbiamo un re che, in segno di solidarietà con i cittadini oppressi, è disposto a uscire con la stella di David cucita al petto. Ma non abbiamo nemmeno migliaia di cittadini pronti a resistere spinti dal suo gesto.

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L’angolo della storia - 25 Dicembre

Il Dio Mitra nelle sue varie manifestazioni

Colgo l’occasione della festività per ricordare ai lettori e alle lettrici alcuni eventi importanti avvenuti oggigiorno nella storia. Famoso per la festività cristiana, il 25 Dicembre era in origine il dies natalis Solis, ovvero il giorno della nascita del dio Mitra (un culto in origine persiano, che si propagò poi nella cultura ellenica e da questa al mondo romano): tale ricorrenza venne infine soppiantata dalla celebrazione cristiana a partire dal III secolo d.c. Read the rest of this entry »

Antony Beevor - Stalingrado

Stalingrado - Antony Beevor

Circa un anno fa avevo scritto un piccolo resoconto storico sulla battaglia di Stalingrado. Oggi ho finalmente avuto modo di completare la lettura di uno dei libri che allora avevo consigliato, Stalingrado di Antony Beevor. Il libro è recente (è uscito nel 1998), e questo è importante perchè il resoconto è stato plasmato grazie ad un intenso lavoro di ricerca comprendente numerose fonti sovietiche (che, fino alla caduta del Muro, erano rimaste inaccessibili agli scrittori “occidentali”). Read the rest of this entry »

Un racconto sulla dittatura

Propaganda Nordcoreana

E’stato pubblicato oggi su Mentecritica un mio racconto “sperimentale” che ho scritto il mese scorso. In realtà, a una lettura più attenta, vi renderete conto che non è tutta farina del mio sacco, ma un “collage” di opere ben più famose (e anche alcune meno famose) tutte incentrate sul tema della dittatura. Io ci ho messo il “collante” in mezzo … leggetelo e ditemi che ne pensate smiley

Il Grande Fratello in cima a un palo nero

Altoparlante

La guerra spesso è scoppiata senza preavviso. Spesso, pur annunciata da indizi e chiari segnali, non fu comunque ritenuta imminente nè diede adito ad accurati preparativi. E’questo lo stato in cui si trovava l’URSS alla vigilia dell’Operazione Barbarossa (durante la Seconda Guerra Mondiale) quando fu invasa repentinamente dalle forze tedesche e si trovò paralizzata sotto i potenti colpi di maglio inferti dai nazisti. L’Esercito Rosso era ammassato staticamente sul confine, bloccato nelle reazioni da severe direttive staliniane che imponevano di non provocare la Germania anche di fronte ad atteggiamenti offensivi. Così, quando fu il momento, l’intero paese (e la leadership che lo guidava) rimase immobilizzato e per un lungo periodo sia le forze militari, sia la popolazione rimasero allo sbando. Read the rest of this entry »

L’angolo della storia - Punti di vista

Immagine di I generali di Stalin

E’da un po’che trascuro l’appuntamento con l’angolo storico. Ho recentemente terminato un libro molto interessante “I Generali di Stalin” di Seweryn Bialer. Esso ricostruisce i rapporti che intercorsero tra Stalin e i suoi capi militari, dal periodo delle Grandi purghe nel 1938 fino alla presa di Berlino nel 1945. Commentate da Bialer, si possono apprezzare le memorie di molti importanti capi sovietici (sia militari, come Zhukov, Konev che civili come ad esempio il progettista Jakovlev). Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1969 (l’autore era fuoriuscito dal blocco sovietico nel 1956 ed emigrato in america), vuole gettar luce su molti aspetti dell’operato di Stalin in qualità di capo supremo delle forze militari sovietiche durante la guerra. Un’impresa ardua: se da una parte (dopo la fine della guerra) si assistette ad una vera e propria glorificazione del dittatore fino alla sua morte, dall’altra la destalinizzazione operata da Kruscev tese non solo a demolire il culto della personalità di Stalin, ma anche a demonizzarne totalmente l’operato in qualità di supremo comandante in capo.

Voglio quindi proporre due brevi brani tratti dal libro, che mostrano (anche in modo ironico) come uno stesso fatto potesse venir trattato in modi ben diversi a seconda del periodo in cui furono scritte le testimonianze. Read the rest of this entry »

Benedetto XVI e l’Evangelizzazione delle Americhe

IncasIn questi giorni sono stato abbastanza occupato e non ho avuto il tempo di aggiornare il blog. Considerato anche che è parecchio tempo che non aggiorno l’angolo storico, vi consiglio questo articolo di oggi su Mentecritica che confuta abbastanza nel dettaglio le cazzatelle dette da Papa Ratzinger in Brasile riguardo all’evangelizzazione avvenuta in Sud America. Secondo lui infatti fu un processo naturale e pacifico tramite il quale le culture precolombiane si avvicinarono armoniosamente alla parola del Vangelo. Eh si, sti cazzi: Ratzinga sarà anche forte in teologia, ma quando si mette a parlare d’altro le spara sempre grosse come meteore. Ora ho capito perchè non ricorrono mai all’infallibilità papale: sarebbe veramente un bel pasticcio far quadrare tutte le varie sparate quotidiane e poi sostenere che sono ispirate senza errore alcuno dallo Spirito Santo!

Ripropongo quindi l’articolo invitandovi a leggerlo, anche perchè stamattina quando è stato pubblicato il server di MC è andato down e quindi non ha avuto l’esposizione che meritava. E figurati se qualche cattolico zelante con le sue preghiere non riusciva a invaccare la rete per proteggere Benny Hill smiley

… senza voler offendere la memoria del grande Benny Hill con il paragone…

23 Maggio 1992 - La strage di Capaci

Giovanni Falcone

Sono le 17,48 quando su una pista dell’aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c’è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E’ la sua scorta, erano stati raggruppati dal capo della mobile Arnaldo La Barbera.

Una squadra affiatatissima che aveva il compito di sorvegliare Falcone dopo il fallito attentato del 1989 davanti la villa del magistrato sul litorale dell’Addaura. La solita scorta con Antonio, Antonio Montinaro, agente scelto della squadra mobile che, appena vede il “suo” giudice scendere dalla scaletta, infila la mano destra sotto il giubbotto per controllare la pistola.
Tutto è a posto, non c’è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull’autostrada che va verso Palermo.

Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.

La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c’è Antonio, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c’è il giudice che guida, accanto c’è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l’autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l’autostrada, l’aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.

Strage di Capaci - 23 Maggio 1992Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall’esplosione la Croma marrone non c’è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi. Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.

Fu Buscetta a dirglielo: “L’avverto, signor giudice. Dopo quest’interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E’ sempre del parere di interrogarmi?“.

Giovanni Falcone, “Cose di Cosa Nostra” (Rizzoli, 1991): “Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande“. (tratto da In memoria della Strage di Capaci)

Oggi è l’anniversario della morte di una persona che ha pagato con la sua vita la dedizione al proprio lavoro e la volontà di cambiare le cose. Sorte toccata, purtroppo, anche a chi come lui credeva in quello che faceva: Paolo Borsellino. Non voglio aggiungere nulla, solo ricordare queste grandi persone (giudici e scorte) sperando che il loro contributo non vada mai dimenticato.