Calderoli: i protozoi al potere
Basta. E'ora di mandarli a casa gli incapaci e i dilettanti come Roberto Calderoli. Sono pienamente d'accordo con Berlusconi e con tutti quelli che ne hanno chiesto le dimissioni. Non è concepibile che un rappresentante delle istituzioni si comporti come un ultrà senza cervello. C'è modo e modo di rappresentare il proprio dissenso contro quello che avviene in molti paesi islamici a causa delle vignette danesi: questo è solamente provocare gratuitamente e aizzare lo scontro.
Se il signor Calderoli ha bisogno di elettrizzare i suoi elettori xenofobi per prendere "un pugno di voti in più", lo faccia in veste privata e non in veste di Ministro della Repubblica Italiana. Protestare per quello che sta avvenendo sul caso "vignette" è un sacrosanto diritto: ma lo si può fare evitando esternazioni di così bassa Lega (è proprio il caso di dirlo).
Inutile che ci si lamenti (giustamente) di Ferrando, di Caruso, di Fiore e degli altri "estremisti" quando in questo istante ci sono IN CARICA AL GOVERNO elementi pienamente assimilabili a quelli citati qui sopra. A CASA!
19 Febbraio 2006: Aggiungo questo esilarante articolo che ho trovato sul Corriere della Sera:
Le mille sparate del padano più fedele al Senatur
«Non leggo le cose sui nostri giornali, figuriamoci le cose saudite». E’ tutta qui, in questa frase buttata lì su Libero, la sostanza politica di Roberto Calderoli. Il quale da anni espelle tutte le cose che gli passano per la testa, a dispetto dei ruoli via via assunti fino allo spropositato incarico di ministro per le Riforme istituzionali, come fosse ancora all’osteria Ceresola, in valle Imagna, dove tra i fumi dell’alcool tenne la sua prima arringa padana superando (parole sue: è un letterato) «l’impeachment della timidezza».
Potete scommettere infatti che perfino ieri, dopo aver visto il disastro combinato con le sue avventate spiritosaggini, dopo l’intimazione di dimettersi lanciatagli da Berlusconi, dopo le pesanti accuse interne e internazionali, lui si è sentito come quei personaggi dei cartoni animati che, fatta crollare una città intera, escono dalle macerie spolverandosi la manica: «E non fatela tanto grossa!». Che gli importa del resto del mondo se il suo solo orizzonte sono la Val Brembana, la polenta taragna, il prato di Pontida, il matrimonio celtico con calice di sidro, il Dio Taranis e le odi ai «Poveri padani oppressi» del sommo poeta Archimede Bontempi?
Bergamasco, rampollo di una famiglia dove nonni e fratelli e cugini sono tutti dentisti al punto che sul tema c’è un detto insulso in italiano (se il tuo dente ha il vermicello, devi andar dai Calderoli), ma meraviglioso in bergamasco («Se ol to dént al gh’à ’l careul, te gh’è de ’ndà dai Caldereul»), cresciuto sciando e sgommando nei rally, laureato in chirurgia maxillo-facciale, ci tiene a presentarsi da anni come il più fedele dei fedelissimi bossiani. Fino a dire: «Io ho un capo, si chiama Bossi, è l’unica guida che riconosco e se mi dice "buttati da questo ponte" io mi butto. Sissignore, magari mi dispiace, ma mi butto. Se lui mi spiega che è utile alla Lega, io mi sacrifico».
Uso a obbedir sbraitando, ai tempi della scelta secessionista (da lui confermata fino a un attimo prima del contrordine: «Io mi onoro di essere secessionista! ») arrivò a espellere non solo il cognato Luigi Negri e sua moglie Elena, colpevoli di tradimento per avere scelto l’alleanza col Cavaliere e la destra con anni di anticipo sul Senatùr, ma perfino la loro cagnetta Gilda, il cui quotidiano ingresso a palazzo Marino al seguito della padrona, quando questa era consigliere, fu proibito su disposizione calderoliana dal sindaco Marco Formentini in persona.
Infettato da qualche vanità letteraria dopo aver «letto quattro volte i Promessi Sposi», è autore di un libro dal titolo Mutate mutanda (ispirato al latino «mutatis mutandis») dall’incipit indimenticabile: «"Muta Mutanda!", cambia ciò ce deve essere cambiato! Ho coniugato poi, al plurale, questo mio personale imperativo per poterlo rivolgere a voi dalla copertina del libro, perché esso rappresenta la terapia al mio morbo personale, terapia che ho individuato dopo una faticosa autopsia di me stesso e la conseguente diagnosi. Questo lavoro è un sofferto dissezionamento della mia sfera cosciente e del mio iter emozionale e culturale ».
Dotato di un’autoironia che sarebbe ingeneroso non riconoscergli, confidò un giorno: «Su di me non avrei scommesso una lira». Chi lo conosce annuì: giusto, non una lira. Bossi, che si picca di essere uno scopritore di statisti (da Erminio «Obelix» Boso a Mario Borghezio) individuò invece in lui l’uomo giusto per farne prima il vicepresidente del Senato, poi uno dei «saggi» addetti a dare una sistemata allo Stato costruito da Cavour e infine il ministro per le Riforme istituzionali. Incarichi guadagnati seminando lungo tutta la carriera (destinata nelle ultime settimane a subire perfino l’onta di voci fastidiose in seguito alle presunte rivelazioni di Giampiero Fiorani) preziose pillole di britannica sobrietà.«Dove collocare i confini della Padania? Da medico so che se la cancrena avanza occorre amputare alto: mi fermerei a Pesaro», spiega nei giorni in cui teorizza che la secessione è ormai cosa fatta: «Un anno e ci arriveremo ». «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni», discetta raccomandando all’Ulivo, reo di «una politica estremamente permissiva nei confronti dei musulmani e degli omosessuali», di fondare «il partito dei finocchi anziché delle margherite ». «Si ricordino i vescovi che oltre a mantenere l’esercito di parassiti del meridione, i padani mantengono anche loro», sentenzia auspicando «il realizzarsi di una Chiesa Cristiana finalmente libera e padana», chiedendo gli elenchi di tutti gli insegnanti meridionali e di tutti i capistazione del Bergamasco e barrendo contro le assunzioni alle poste «ennesimo esempio di colonizzazione meridionale».
E via così. Per anni. Un giorno propone che tutti i consigli comunali lombardi varino una «taglia di un milione per chi denunci un albanese irregolare ». Un altro avverte che «un dì, di fronte al tribunale del popolo padano, siederanno molti personaggi che oggi sono ai vertici delle istituzioni con l’accusa di genocidio». Un altro ancora incita a «sparare sugli scafisti, una volta che abbiano lasciato il carico», «usando cannoni o colubrine: ciò che importa è restituire l'Adriatico alla civiltà». E barrisce che «la Padania saprà rispondere al manganello tricolore». E ringhia che «l’Italia è stata ridotta a una riserva albanese». E accusa gli avversari di sinistra di essere «nazisti rossi».E propone la castrazione chimica dei pedofili anche se personalmente dice di essere «per un bel colpo di forbici». E denuncia gli immigrati di «imbastardire la nostra identità». E chiama sprezzante in tivù la giornalista palestinese Rula Jebreal «quella signora abbronzata».E mai una volta che, espellendo questo o quel pensiero, si sia posto il problema non dico del rispetto per gli altri (ieri «il mafioso Berlusconi» o oggi «l’Omoparlamento europeo») ma dei danni che l’uso bombarolo di certe parole, in bocca a un ministro che sulla carta rappresenta tutti gli italiani, anche chi lo considera uno scriteriato, possono avere a livello interno e internazionale. Il fatto è che per anni, via via che si alzavano i decibel dello schiamazzo politico, pareva che gli stranieri non prendessero sul serio certi nostri capipopolo neanche quando dicevano cose mostruose come le parole di Bossi sulla «razza padana, razza pura, razza eletta». E quelli come Roberto Calderoli pensavano di avere la franchigia quando sputavano ridendo cose oscene tipo «il mio maialino non vede l’ora di fare la pipì sulla moschea ». Che poi qualcuno cavalchi pretestuosamente e perfino in malafede certe cose, come è successo con le vignette su Maometto, è un altro discorso. Ma l’odonto-statista bergamasco pensa davvero che la nostra identità culturale e religiosa si difenda con battute come quella sul maialino? Ora lo sa: pare impossibile, mac’è chi lo prende sul serio. Purtroppo.
Gian Antonio Stella
19 febbraio 2006
Similar Posts
- Roberto Calderoli (65.5%)
- #maroni, #frattini e i grandi diplomatici italiani (57.7%)
- Emendamento sulla droga (50.8%)
- Satira, vignette e religione (50.8%)
- Campagna Elettorale (50.8%)

February 18th, 2006 - 13:29
A casa ? na na na troppo facile…..
Lo manderei a fare il console a Bengasi o in qualche città dell’iran…o siriana….o meglio ancora libanese va…
February 18th, 2006 - 15:06
Beh io in un post precedente avevo proposto di fare una colletta per pagargli il viaggio sola andata Italia – Iran e un paracadute. Se ci avanzavano soldi, anche una spada alla Braveheart così fa la Crociata :D
February 18th, 2006 - 17:43
Calderoli è un ignorante, un coglione, un becero, un razzista ecc. ma cosa ha fatto? Si è messo una maglietta! Bisogna già essere grulli, come ci insegna Margherita Hag, per credere in Dio. Il “porcoddio” è divenato l’intercalare di metà della sinistra.
Cosa abbiamo a che fare con questi scalmanati che assaltano le ambasciate? Ci sono voluti secoli perché chi offendeva la religione cattolica non finisse più sul rogo. Adesso che si fa? Si ricomincia o ci si arrende?
February 18th, 2006 - 18:43
Non capisco perchè se si stigmatizza l’uscita di Calderoli si diventa automaticamente difensori degli estremisti islamici. Io SONO CONTRO gli estremismi, SONO CONTRO chi brucia le ambasciate, SONO CONTRO le teocrazie, SONO CONTRO chi incendia le bandiere e SONO CONTRO ogni forma di censura.
Ciò non toglie che l’uscita di Calderoli non SERVE A NULLA se non a PEGGIORARE LA SITUAZIONE. Non si tratta di arrendersi: si tratta di impostare azioni che abbiamo un senso e vadano al di là della mera provocazione. Il gesto di Calderoli è quello che è: una provocazione che serve solo ad aizzare i quattro gatti che lo sostengono, fatto senza nemmeno pensare alle conseguenze che poteva provocare.
Sai perchè l’Occidente non interviene in maniera ferma contro queste espressioni? Io credo siano motivazioni meramente economiche: allo stato attuale delle cose molti paesi arabi dove gli estremisti hanno mano libera “servono” all’Occidente per mantenere il nostro stile di vita. Per questo si tollera che rimangano al potere le teocrazie: per quanto pericolose, è sempre meglio avere un paese in balia di pochi istrionici Imam piuttosto che una vera nazione democratica con un’opinione pubblica in grado di fare delle scelte.
Vogliamo davvero abbattere queste teocrazie? Cominciamo a smettere di comprare petrolio. Ma questo causerebbe nel breve termine un grave colpo per le nostre economie, e nessun politico si assumerebbe l’onere di tale decisione. Nessuno di noi è disposto a veder peggiorare il proprio tenore di vita pur di togliere il sostegno economico a chi ha il potere in quei paesi.
E allora accontentiamoci delle trovate teatrali, delle magliette, che servono solo a rendere felice il proprio elettorato ma non risolvono un bel niente.
February 21st, 2006 - 21:08
Comunicato stampa
Vergogna Calderoli
Sul penoso e irresponsabile caso Calderoli è intervenuto il direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro.
“Questa è solo l’ennesima e spero ultima esternazione tragica di un governo che ha consegnato l’Italia alle note tristi del “de profundis”, che sta suonando da tempo, e che purtroppo viene camuffato dalle ostentate vibrazioni di una inesistente musica esilarante. Un governo, che ha fatto dello scettro censorio lo strumento similborbonico del potere acquisito, o quasi strappato all’elettorato con blitz propagandistici, ha fatto sprofondare negli abissi della vergogna, con sfumature ridicole e tratteggiate di grottesco, la nostra amata nazione. Ero fiero di essere italiano, lo sono ancora, ma con molta tristezza per una classe dominante che ha mortificato in più occasioni la nostra immagine nel mondo, e sentendomi ostaggio di un potere plutocratico, che a colpi di milioni fa in modo di oscurare sempre la verità e cerca di evitare che le masse pensino troppo. Quando un manipolo di esaltati fanatici, rappresentanti delle frange razziste estremiste del nord, piega con i ricatti una maggioranza di governo interessata solo a mantenere le terga ben salde agli scranni decisionali, per poter varare favorevoli leggi ad personam, in barba a quel conflitto di interessi tanto sbandierato e invocato da una flebile opposizione, che nello specifico si è tramutato in una piena armonia di interessi, non dobbiamo meravigliarci se poi un ministro della Repubblica compia un atto come quello che ha visto protagonista Roberto Calderoli. A gente che ha avuto il coraggio di urlare il proprio sogno nel cuore: bruciare il tricolore, poco importa se degli italiani, numeri di poco conto nella loro cinica contabilità, vengano uccisi nel mondo da un fanatismo aberrante, che altro non aspetta per dare sfogo alle represse valvole dell’odio e della violenza, ben strumentalizzate da altri governi, bramosi solo di potere dominante”.
http://www.italymedia.it
February 24th, 2006 - 21:17
Terun…siete solo terun rossi!