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8Nov/076

Carcere, Indulto e Numeri

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Questo articolo è una ripubblicazione di ciò che ho già scritto e pubblicato su MenteCritica il 28 Settembre scorso. In quell'occasione, la discussione fu funestata dalla mia ADSL ballerina. Ripubblico qui, dato che in questi giorni si parla tanto di decreti giustizia e tante altre cosette. La versione su MenteCritica ha le fotine più fighe.

Da quando è stato approvato l'indulto il 29 Luglio 2006, non è passato giorno in cui non abbia maledetto in qualche modo il signor Mastella (che, peraltro, in questo caso ha solamente rappresentato il volere di tutto il Parlamento, con l'eccezione di IdV, Lega Nord e quasi tutta AN). Ho sempre pensato che questo fosse un provvedimento populista, ingiusto e controproducente. Tuttavia questo mio pensiero, a pensarci bene, non si è mai basato su dati certi e su constatazioni tangibili. La mia era più una sensazione: « Perchè bisogna liberare anzitempo chi è stato condannato? Perchè molti degli indultati vengono colti poi con le mani nel sacco, o si rendono colpevoli di crimini che si sarebbero potuti evitare? »

Le mie "sensazioni" sono state rese sempre più confuse da quanto veniva pubblicato sui media, che hanno dato larga voce ai detrattori del provvedimento, in contrapposizione alla strenua difesa da parte di chi, sul provvedimento, aveva posto il proprio nome. Alla fine ognuno ha snocciolato le proprie, contrastanti cifre e noi siamo rimasti a guardare confusi o arrabbiati.

29Jan/072

La lettera degli storici contro la legge Mastella

Visto che siamo in tema, vorrei riproporre la lettera sottoscritta da oltre 200 storici in occasione della notizia riguardante la proposta di legge Mastella per punire i reati di opinione:

Il Ministro della Giustizia Mastella, secondo quanto anticipato dai media, proporrà un disegno di legge che dovrebbe prevedere la condanna, e anche la reclusione, per chi neghi l'esistenza storica della Shoah. Il governo Prodi dovrebbe presentare questo progetto di legge il giorno della memoria. Come storici e come cittadini siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna. Proprio negli ultimi tempi, il negazionismo è stato troppo spesso al centro dell'attenzione dei media, moltiplicandone inevitabilmente e in modo controproducente l'eco. Sostituire a una necessaria battaglia culturale, a una pratica educativa, e alla tensione morale necessarie per fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verità storica della Shoah, una soluzione basata sulla minaccia della legge, ci sembra particolarmente pericoloso per diversi ordini di motivi:

1) si offre ai negazionisti, com'è già avvenuto, la possibilità di ergersi a difensori della libertà d'espressione, le cui posizioni ci si rifiuterebbe di contestare e smontare sanzionandole penalmente.

2) si stabilisce una verità di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare quella stessa verità storica, invece di ottenere il risultato opposto sperato. Ogni verità imposta dall'autorità statale (l'«antifascismo» nella Ddr, il socialismo nei regimi comunisti, il negazionismo del genocidio armeno in Turchia, l'inesistenza di piazza Tiananmen in Cina) non può che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale.

3) si accentua l'idea, assai discussa anche tra gli storici, della «unicità della Shoah», non in quanto evento singolare, ma in quanto incommensurabile e non confrontabile con ogni altri evento storico, ponendolo di fatto al di fuori della storia o al vertice di una presunta classifica dei mali assoluti del mondo contemporaneo.
L'Italia, che ha ancora tanti silenzi e tante omissioni sul proprio passato coloniale, dovrebbe impegnarsi a favorire con ogni mezzo che la storia recente e i suoi crimini tornino a far parte della coscienza collettiva, attraverso le più diverse iniziative e campagne educative. La strada della verità storica di Stato non ci sembra utile per contrastare fenomeni, molto spesso collegati a dichiarazioni negazioniste (e certamente pericolosi e gravi), di incitazione alla violenza, all'odio razziale, all'apologia di reati ripugnanti e offensivi per l'umanità; per i quali esistono già, nel nostro ordinamento, articoli di legge sufficienti a perseguire i comportamenti criminali che si dovessero manifestare su questo terreno.

È la società civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, che può creare gli unici anticorpi capaci di estirpare o almeno ridimensionare ed emarginare le posizioni negazioniste.

Che lo Stato aiuti la società civile, senza sostituirsi ad essa con una legge che rischia di essere inutile o, peggio, controproducente.

Posso solo sottoscrivere, per quanto possa valere.

30Jul/0610

Il Senato approva l’indulto

Ebbene, a quanto pare l'ondata di caldo ha definitivamente compromesso la capacità di ragionamento dei politici. Non bastavano le porcate di Berlusconi, ora ci si mette pure la sinistra a depenalizzare e a liberare persone che sono state condannate e quindi ritenute colpevoli dopo un regolare processo. Tra le altre cose, scarcerazione anche per i recidivi e probabile salvataggio dal gabbio "in extremis" per numerosi personaggi coinvolti in scandali recenti (Parmalat, Antonveneta, Marchi, i soliti politici noti). Ma che schifo: questa volta però quando li riprendono li mandiamo a Ceppaloni a casa di Mastella oppure in Vaticano. E vergogna a questo governo: nel programma si dovevano cancellare le leggi vergogna di Berlusconi, non proseguirne l'operato.

   
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