… ce l’ho fatta!! Ho finito
Ora chiamatemi pure signor Dottore Magistrale :P
E per concludere …
De liberis fontibus natura – Considerazioni sull’Open Source
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Mi scuseranno i latinisti per lo scempio del titolo In realtà il titolo è stato corretto da DFC, il mio era “De fontis manifestis” (na cazzata). Sono andato a memoria, in più ho tradotto letteralmente il termine OpenSource. Sono abbastanza sicuro del fontis (genitivo, giusto), un po’ meno del manifestis (manifestæ ?) ma vabbè. Del resto le ultime versioni le ho fatte ben più di un lustro fa. Mi scuserà anche DFC per aver scimiottato un suo ultimo titolo, del resto però questo post è frutto delle diatribe avute proprio a casa sua quindi in qualche modo bisognava ricollegarsi. Per riassumere, tutto nasceva da un suo post a commento di un articolo del blasonato Beppe Grillo. Vorrei quindi cercare, se mi è permesso, di fare maggiore chiarezza sul concetto di Open Source, che in molti non hanno capito (e che Beppe Grillo ha DISTORTO in maniera alquanto dannosa). Read it all..
Medicina e Nanotecnologie – Micropompe “cardiache”
La medicina e le nanotecnologie registrano un’importante novità proveniente dal Giappone: i ricercatori hanno messo a punto una micro-pompa costituita da una sfera cava di polimero flessibile cui vengono applicati dei tubicini alle estremità. La sfera viene poi rivestita di cellule cardiache di topo fatte riprodurre in coltura. In questo modo è possibile far contrarre ritmicamente la camera di polimero, in modo molto simile al cuore primitivo di certi esseri viventi (come i vermi).
Ovviamente non servono batterie: basta che le cellule cardiache si trovino in una soluzione ricca di nutrienti (come potrebbe essere il sangue). In questo modo il dispositivo potrebbe tornare utile in tutte le situazioni mediche in cui c’è bisogno di una pompa ma non è facile ottenere una fonte di energia tradizionale. Ci sono altri approcci disponibili, tra cui micropompe attuate da polimeri controllati tramite particolari elementi chimici o tramite impulsi elettrici, tuttavia i ricercatori giapponesi vorrebbero presto migliorare la loro invenzione aggiungendo camere e valvole: in questo modo si può ipotizzare che un giorno saremo forse in grado di ricreare un cuore “artificiale/naturale”.
Babybot – Il bambino robot
Utilizzare un robot per studiare i meccanismi dei processi cognitivi di un bambino? E’solo uno degli aspetti individuati nel progetto Babybot (un progetto internazionale patrocinato dall’Università di Genova). Ma di che cosa si tratta? Stiamo parlando di un prototipo di robot montato su base rotante, fornito di un braccio e dotato di una testa umanoide con occhi e orecchie. Grazie ai suoi “sensi”, il robot è in grado di determinare la distanza tra se ed un oggetto. Esso può inoltre muovere in modo indipendente testa, occhi e collo: questo permette movimenti molto realistici (ad esempio, quando fissa l’attenzione su un oggetto il robot muove prima gli occhi, poi se necessasrio gira anche la testa, proprio come farebbe una persona). E’presente anche un accelerometro che simula la funzionalità dell’apparato vestibolare umano, grazie al quale possiamo “stabilizzare” le immagini che percepiamo anche in movimento eseguendo una compensazione a livello cerebrale. I dati raccolti vengono elaborati in distribuito su quattro workstation che collezionano i dati via ethernet. Ma qual’è la particolarità di questo robot? Esso viene “avviato” con un algoritmo di apprendimento base (realizzato con reti neurali) ed alcuni movimenti “innati” dell’occhio. Presentando poi vari oggetti al robot, questo fisserà la propria attenzione su di essi cercando poi di afferrarli. In caso di fallimento, il robot osserverà la posizione del proprio braccio per capire gli errori commessi. Insomma, il robot riesce a simulare il processo di apprendimento con cui un bambino molto piccolo impara ad afferrare gli oggetti… niente male! Questo lavoro va avanti da più di 10 anni, e si prevede in futuro di integrare anche il resto del corpo. Le simulazioni saranno molto utili sia per studiare i meccanismi cognitivi, sia per migliorare sempre più le tecniche di acquisizione e controllo utilizzate dai robot. Un bel lavoro!
DNA Friends
Il sito preferito dai sostenitori dell’ingegneria genetica! Su DNA Friends potrete finalmente ordinare il vostro animaletto su misura! Perchè regalare un cane, un gatto o un pesce rosso quando potete sorprendere i vostri amici con un cucciolo per sempre? Perchè non lanciarsi su un’esotica Fluobestia, da abbinare al kit di neon per la vostra autovettura? Potete anche suscitare l’invidia dei vostri vicini di casa, portandovi a casa un mini elefante da giardino! Ma qual’è la mission di questa rivoluzionaria società? Scopriamolo tramite le loro stesse parole:
Qui potrai ordinare e ricevere a casa, in tutta tranquillità, alcuni prodotti mai visti altrove. La Nostra società conduce le sue ricerche in uno stato asiatico in cui la legge non ostacola la scienza, e dove quindi i Nostri ingegneri genetici hanno carta bianca. Una nuova era è alle porte!
Insomma, fatevi un giretto ed ordinate la vostra bestiola preferita. Tra le novità più interessanti c’è la tigre dai denti a sciabola, mentre ben presto verrà commercializzato il rivoluzionario Psycoparrot:
Stufo di spendere interi stipendi in sedute di psicoterapia per sentirsi dire sempre le stesse cose? … Lo psicopappagallo non si stanca mai. E’ sempre disponibile. Non annulla mai gli appuntamenti. Dà sempre ottimi consigli. Ti conosce, ti capisce. E, dopo il costo iniziale, costa solo qualche nocciolina (letteralmente!)
Buon divertimento ;)
Virus modificati che formano elettrodi?
Pare una notizia incredibile, ma è così: ricercatori USA a quanto pare hanno modificato dei virus, di modo che questi si rivestano automaticamente di metallo e si allineino tra di loro per formare anodi in modo efficiente! Questi “nanofilamenti” potrebbero essere utilizzati per creare nuove forme di batterie agli ioni di litio. Una volta trovato il modo di assemblare gli altri componenti, si potrà creare una batteria semplicemente “mettendo assieme gli ingredienti” e lasciando che si riorganizzino in modo autonomo, dice Angela Belcher, l’ingegnere biochimico del MIT che ha guidato l’esperimento. Per realizzare tutto questo sono stati modificati dei virus tubolari che normalmente infettano i batteri, iniettando DNA modificato ed istruendo così l’organismo a produrre molecole in grado di catturare gli ioni metallici sulla membrana esterna. Il grande impatto di questa scoperta è dovuto anche ad altri due fatti: la flessibilità (è infatti possibile modificare “facilmente” il DNA modificato per modificare l’esito finale) e la scalabilità (istruendo il virus a disporsi su di una superficie, si sono ottenuti “fogli di virus” di 10 cm) insite in questo metodo potrebbero portare a nuovi sviluppi nel futuro, ad esempio si parla già di “celle solari autoassemblanti”. Piccolo appunto personale mio: siamo sicuri però che modificando dei virus non si rischi di aprire un vaso di Pandora?



