Una nuova scoperta nel campo della chimica potrebbe aprire nuove strade per la creazione di materiali innovativi in grado di modificare la loro composizione a seconda della forza meccanica ad essi applicata. Un team di sviluppo della University of Pennsylvania ha scoperto una molecola (Benzociclobutene – BCB) che è in grado di spezzare i propri legami chimici con un polimero se sottoposta a ultrasuoni. Una volta rotti i legami, il BCB diventa instabile e si riconfigura con altre molecole instabili, permettendo quindi di ottenere modifiche chimiche a partire da una stimolazione meccanica (gli ultrasuoni). L’obiettivo principale è creare dei materiali plastici in grado di “auto-ripararsi” o di diventare “più o meno resistenti” a seconda della situazione (come, ad esempio, le ossa). Per risultati simili tuttavia ci sarà da attendere: nel frattempo però i ricercatori sperano di ottenere presto un materiale in grado di cambiare colore a seconda dello stato di “stress meccanico”. Si può pensare, ad esempio, ad una corda da arrampicata che diventa rossa qualora si comincino a spezzare troppi legami nel materiale (rendendola quindi più fragile)
Ossa artificiali e materiali auto-riparanti
Scoperto in Cina un innovativo materiale per le comunicazioni ottiche
[News Scientist] Una scoperta effettuata in Cina (alla Chinese Academy of Sciences di Beijing) potrebbe rivoluzionare a breve le performances delle reti di comunicazione ottiche (come quelle basate su fibre ottiche). Sembra infatti che sia stato scoperto un nuovo materiale a base di carbonio in grado di infrangere la barriera rappresentata dal cosiddetto Kuzyk quantum gap (dal nome dello scopritore, Mark G. Kuzyk). Questo gap rappresentava la discrepanza tra il massimo valore teorico possibile per la suscettibilità ottica non-lineare (in parole MOLTO povere, un indice che influenza le performances di un mezzo trasmissivo basato sulla luce) e quello realmente osservato nei materiali fin ora usati. Questo limite era rimasto inviolato da quasi vent’anni, e i materiali migliori raggiungevano solo un trentesimo della sensibilità massima teoricamente raggiungibile. La nuova classe di materiali invece si spinge a performances di un ventesimo di quella massima, e questo permetterebbe (se tutti gli apparati utilizzassero il nuovo materiale) di potenziare le performances degli apparati (switch,convertitori e così via) di svariati ordini di grandezza. Insomma … la banda larga diventerebbe ancora più larga (se ho capito bene, non sono un fisico!). Sicuramente questa innovazione non si applicherebbe immediatamente agli utenti finali, ma potrebbero trarne beneficio i grandi backbone che incanalano grandi volumi di traffico dati internazionali. Staremo a vedere
TX Active®- Il cemento mangiasmog italiano
Una nuova arma contro l’inquinamento? Sembrerebbe di sì: la Italcementi (ditta bergamasca leader mondiale nei materiali da costruzioni) ha presentato un nuovo prodotto: Tx Active®, un additivo per prodotti cementizi in grado di ridurre attivamente l’inquinamento atmosferico. Il principio contenuto nella miscela (a base di Titanio) interagirebbe attivamente (tramite un processo fotocatalitico, ovvero alimentato dall’energia dei raggi solari) con gli inquinanti (come l’ossido di azoto) presenti in atmosfera e ne causerebbe la cristallizzazione. In questo modo questi composti inquinanti non rimangono in sospensione nell’aria ma vengono abbattuti. Sono già state effettuate sperimentazioni con esito positivo (anche a Roma e a Milano).
Tra le altre cose, pare che l’utilizzo di questo additivo non comporti grossi investimenti rispetto all’uso di malte/cementi tradizionali, e che aiuti a mantenere inalterati i colori. Inoltre i risultati di queste ricerche svolte dalla società italiana sono state confermate anche da numerosi istituti indipendenti. Che dire? Una buona notizia per le città assediate dallo smog, e un materiale da costruzione che forse permetterà di ottenere edifici più belli e utili contro l’inquinamento.
Micro-mondi e innovazione
Durante la mia quotidiana consultazione delle notizie in internet, ne ho trovate due particolarmente interessanti, anche se si tratta perlopiù di idee non ancora pienamente realizzabili. La prima notizia riguarda studi portati avanti da biologi e geochimici per creare piccole “batterie organiche” a batteri, in grado di alimentare svariati micro dispositivi. La seconda notizia riguarda invece un esperimento compiuto su topi per ridare parzialmente la vista agli animali che l’avevano perduta in seguito ad un danno cerebrale, tutto questo grazie all’impiego di nanotecnologie. Potete seguire i link agli articoli per saperne di più: fuel-cell a batteri e nanotecnologie curative.


