A Clemente
Clemente, rimembri ancora
quel tempo della tua vita parlamentare,
quando felicità splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieto e pensoso, il limitare
di indennità avvicinavi?
Sputavan dai quieti
banchi, e le vie d'intorno,
al tuo perpetuo blaterare,
allor che all'opre civili intento
sedevi, assai contento
di quel claro avvenir che in mente avevi.
Era il gennaio radioso: e tu solevi
così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la raccomandazione.
Mirava Ceppaloni,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il tribunal da lungi, e quindi il Colle.
Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
che inciuci, che trame, o Clemente mio!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O Berlusconi, o Berlusconi,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?
Tu pria che la viola nunziasse l'estate,
da malvagio nano combattuto e vinto,
ti ritiravi, o tenerello. E non vedevi
il fior dei voti tuoi;
non ti molceva il core
la dolce lode or delle negre tonache,
or degli sguardi mirati e riveriti;
né teco i compagni ai dì festivi
parlavan di bustarelle.
Anche perìa fra poco
la speranza mia dolce: agli anni miei
anche negaro i fati
la poltrona. Ahi come,
come passato sei,
caro compagno dell’età vecchia,
mia lacrimata speme!
Questo è il mondo? questi
i politici, i voti, l’opre, gli eventi,
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte delle umane genti di Ceppaloni?
All’apparir del vero
tu, misero, cadesti: e con la mano
la fredda eclisse ed una scheda ignuda
volgendoti lontano.
Non so, mi è venuta così. Ma non si preoccupi, onorevole Mastella. Come dice il Comandante Nebbia
...Lei è fuori, Clemente. Lei è fuori, ma solo per il momento. Come sappiamo entrambi, non c’è da essere tristi. Al paese non mancherà la sua attività di statista. Attività di cui è possibile rinvenire scarse e leggerissime tracce. La sua assenza sarà breve. Un po’ come il monopoli. Lei è in prigione per tre turni, ma se tira i dadi doppi uscirà anche prima...
Arrivederci!
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Accadde Oggi – L’impresa di Premuda
Ed eccoci finalmente giunti al secondo appuntamento con la rubrica storica! Oggi si rievoca un'impresa italiana, avvenuta nella notte tra il 9 e il 10 Giugno 1918 durante la Prima Guerra Mondiale. Quella sera una sezione di 2 MAS (Motoscafo Armato Silurante) al comando del Capitano di Corvetta Luigi Rizzo lasciarono il porto di Ancona dirigendosi verso l'isola di Premuda, per effettuare una ricognizione per scovare eventuali campi minati. Durante questa missione, i due MAS si imbatterono in una potente forza navale austriaca, composta da due corazzate ("Santo Stefano" e "Viribus Unitis"), un cacciatorpediniere e sei torpediniere. Nonostante la preponderanza delle forze nemiche, Rizzo guidò le due siluranti in mezzo alla formazione nemica e colpì entrambe le corazzate con i siluri: le armi indirizzate contro la "Viribus Unitis" non esplosero, mentre quelle contro la "Santo Stefano" detonarono causando gravi danni alla nave che successivamente affondò. Per l'azione Rizzo venne insignito della seconda Medaglia d'Oro al Valor Militare della sua carriera: la prima se l'era guadagnata con una simile azione nel porto di Trieste, dove aveva affondato la corazzata austriaca "Wien". Per maggiori informazioni e fotografie potete consultare i seguenti link qui,qui e qui.
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