Vortexmind: free your mind Tu ne cede malis sed contra audentior ito

21Mar/071

Ossa artificiali e materiali auto-riparanti

Polimeri colpiti da ultrasuoniUna nuova scoperta nel campo della chimica potrebbe aprire nuove strade per la creazione di materiali innovativi in grado di modificare la loro composizione a seconda della forza meccanica ad essi applicata. Un team di sviluppo della University of Pennsylvania ha scoperto una molecola (Benzociclobutene - BCB) che è in grado di spezzare i propri legami chimici con un polimero se sottoposta a ultrasuoni. Una volta rotti i legami, il BCB diventa instabile e si riconfigura con altre molecole instabili, permettendo quindi di ottenere modifiche chimiche a partire da una stimolazione meccanica (gli ultrasuoni). L'obiettivo principale è creare dei materiali plastici in grado di "auto-ripararsi" o di diventare "più o meno resistenti" a seconda della situazione (come, ad esempio, le ossa). Per risultati simili tuttavia ci sarà da attendere: nel frattempo però i ricercatori sperano di ottenere presto un materiale in grado di cambiare colore a seconda dello stato di "stress meccanico". Si può pensare, ad esempio, ad una corda da arrampicata che diventa rossa qualora si comincino a spezzare troppi legami nel materiale (rendendola quindi più fragile)

Print this post Print this post
1Dec/062

Medicina e Nanotecnologie – Micropompe “cardiache”

Micropompa a cellule cardiacheLa medicina e le nanotecnologie registrano un'importante novità proveniente dal Giappone: i ricercatori hanno messo a punto una micro-pompa costituita da una sfera cava di polimero flessibile cui vengono applicati dei tubicini alle estremità. La sfera viene poi rivestita di cellule cardiache di topo fatte riprodurre in coltura. In questo modo è possibile far contrarre ritmicamente la camera di polimero, in modo molto simile al cuore primitivo di certi esseri viventi (come i vermi).

Ovviamente non servono batterie: basta che le cellule cardiache si trovino in una soluzione ricca di nutrienti (come potrebbe essere il sangue). In questo modo il dispositivo potrebbe tornare utile in tutte le situazioni mediche in cui c'è bisogno di una pompa ma non è facile ottenere una fonte di energia tradizionale. Ci sono altri approcci disponibili, tra cui micropompe attuate da polimeri controllati tramite particolari elementi chimici o tramite impulsi elettrici, tuttavia i ricercatori giapponesi vorrebbero presto migliorare la loro invenzione aggiungendo camere e valvole: in questo modo si può ipotizzare che un giorno saremo forse in grado di ricreare un cuore "artificiale/naturale".

Print this post Print this post
   
Creative Commons Licence
This work by Paolo Tagliaferri is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported License.