The Multitasking Generation
Leggendo sul giornale oggi sono venuto a conoscenza di questo articolo del "Time" dove si fa una dissertazione su un aspetto delle nuove caratteristiche personali che l'informazione di massa ha impresso alla nostra società, e in special modo alle nuove generazioni: è infatti nota a tutti la particolare capacità dei giovani di essere in grado con più facilità di eseguire più operazioni "in parallelo", specialmente per quanto riguarda l'interazione con i nuovi media (comunicazione ed entertainment in testa). Ditelo, chi di voi non si ritrova un PC con 10 finestre aperte, un paio con listati di codice, un'altro è iTunes, altre tre sono rispettive conversazioni con altre persone via IM, il resto sono finestre del browser e documenti vari che state leggendo o editando ... magari mentre squilla il cellulare e qualche persona intorno a voi cerca di ottenere la vostra attenzione? Questo è il "background" che Elinor Ochs, una studiosa dell'UCLA, sta vagliando con una sperimentazione che coinvolge 32 famiglie a Los Angeles. Secondo altri studi, si calcola che i ragazzi americani tra 8 e 16 anni passino mediamente 6.5 ore al giorno davanti al PC, ma che il "tempo reale" di fruizione dei media diventi di 8.5 ore se si considerano le attività svolte in parallelo (navigare e ascoltare musica ad esempio). Il problema è che le attività svolte in "multitasking" vengano effettuate con qualità peggiore rispetto a quelle svolte in sequenza: proprio come nei processori veri, il "cambio di contesto" (svolto nel cervello nella cosidetta Area 10 di Brodmann) induce a una perdita di efficienza e a maggior possibilità di incorrere in errori. E siamo solo agli inizi: gli studi in questo settore sono appena iniziati. Forse l' "overdose di informazioni" potrebbe rivelarsi dannosa a lungo termine?
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Più sei incompetente, meno te ne accorgi
Sarebbe questo il risultato di una ricerca effettuata da due studiosi del Dipartimento di Psicologia della Cornell University (Justin Kruger e David Dunning). Si parte dal presupposto che le persone tendono naturalmente a sopravvalutare le proprie capacità rispetto a quelle altrui. E'evidente tuttavia che per un semplice fatto statistico non è possibile che la maggior parte delle persone sia "meglio" della media! Ecco le ipotesi da verificare postulate dai due ricercatori (qui il link all'articolo completo - qui il link allo studio):
- Gli incompetenti tenderanno a sovrastimare notevolmente le proprie capacità rispetto alle persone competenti, quando verrà loro chiesto di giudicare il proprio operato
- Gli incompetenti avranno una maggior deficienza per quanto riguarda le capacità metacognitive (in particolar modo la capacità di distinguere l'accuratezza dall'errore), e quindi non sapranno valutare correttamente le competenze altrui
- Conseguentemente a quanto sopra, non saranno in grado di "aggiustare" la propria autovalutazione, nemmeno traendo beneficio dagli scambi sociali e interpersonali con le altre persone
- Si giunge al paradosso: l'unico modo per riuscire a rendersi conto della propria incompetenza, è l'acquisto di una maggior competenza!
Lo studio si è svolto fornendo dei test eterogenei alle persone facenti parte del campione, richiedendo poi ai partecipanti di effettuare un'auto-valutazione (da comparare con il risultato effettivo). Gli esiti sono stati in linea con quanto postulato: non solo si è confermato che mediamente chi era andato peggio era anche quello che più si era sopravvalutato, ma si è anche visto che i migliori tendevano a sottovalutare le proprie capacità.
Ora che avete letto, pensate che questi risultati fossero in realtà prevedibili? Non è che anche voi sovrastimate la vostra capacità di "indagare la psicologia umana"?
Come disse Bertrand Russel "The trouble with the world is that the stupid are cocksure and the intelligent are full of doubt"
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