Cercando le trasmissioni TV extraterrestri
Questa notizia ha un che di ironico. Nei programmi di ricerca di vita extraterrestre (come SETI@Home) usualmente si concentrano gli sforzi sulla ricerca di segnali "coerenti" e riconducibili ad una qualche forma di attività tecnologica. Questo viene fatto in base ad alcune assunzioni del tutto arbitrarie: ad esempio si presuppone che un eventuale segnale di comunicazione sia simile ai nostri, e cioè a banda stretta. Ovviamente poi non conosciamo nè la modulazione, nè la codifica di un eventuale simile segnale. Non sappiamo neanche se questi alieni usino veramente la tecnologia che impieghiamo noi per comunicare. Con ogni probabilità, in questo momento c'è un alieno di fianco a me che mi fa le pernacchie e ride della mia idiozia, senza che io me ne accorga.
Nonostante questo, nel 2008 partirà un progetto che si dedicherà alla ricerca di segnali radar, radio e TV nel cosmo. Si coprirà una distanza pari a circa 30 anni luce, che comprende circa 1000 stelle (e relativi sistemi, se presenti). Ma non bastava la TV terrestre? C'era proprio bisogno di andare a cercare Amici di Maria de Filippi nel cosmo? E Costanzo? Non è che gli alieni hanno i loro format? Pensandoci meglio però, credo che in realtà loro ci abbiano già scoperto, e proprio grazie ai nostri programmi TV (che si irraggiano anche nel cosmo). Probabilmente, dopo aver captato Paso Adelante e Porta a Porta in rapida sequenza, hanno deciso di preparare l'invasione e lo sterminio degli umani, e per questo hanno imposto il silenzio radio. Ecco perchè non li troviamo....
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La complessità nemica dell’uomo
Riallacciandosi al post precedente, una notizia che non fa che riconfermare quanto detto. Secondo una ricerca olandese il cinquanta per cento dei prodotti resi causa "difetto" ai negozi sono in realtà perfettamente funzionanti: il problema è che la gente non è in grado nè di farli funzionare, nè di leggere le istruzioni presenti sugli appositi manuali. Nell'articolo vengono imputati anche il cattivo design e la "frettolosità" di certe compagnie che non dispongono di un servizio clienti abbastanza "paziente" con i propri clienti. Secondo l'autore della ricerca, negli USA l'utente medio tenta di far funzionare gli apparecchi per 20 minuti prima di rinunciare. Una considerazione che potremmo trasportare pari pari anche nel design dei siti internet e nell'immediatezza d'uso delle interfaccie, anche se in questo caso i tempi da considerare si accorciano notevolmente, arrivando ad una manciata di secondi prima che l'utente si stufi e clicchi la fatidica 'X' (read more | digg story)
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