Circa un anno fa parlavamo dei display flessibili (FOLED). A quanto pare, secondo News Scientist, anche l’elettronica flessibile potrebbe diventare ben presto una realtà consolidata. I ricercatori della University of California e della Stanford University hanno infatti collaborato per sviluppare una nuova tecnica produttiva per i circuiti. Il nuovo metodo permette di far “crescere” arbitrariamente cristalli organici semiconduttori su una superficie già preparata con elettrodi metallici. In questo modo si possono ottenere layout elettronici personalizzati su qualsiasi superficie, a costi accettabili. I dettagli sono disponibili leggendo l’articolo. Questo metodo ha garantito lo sviluppo di transistor tre volte più veloci rispetto alle normali tecniche utilizzate in questi casi, e il funzionamento è stato garantito anche piegando il circuito (che è stato avvolto attorno ad una penna). Nonostante ci siano ancora progressi da compiere (soprattutto riguardo al controllo della topologia risultante), questa notizia apre interessanti prospettive per i produttori di componentistica elettronica. Pensate infatti a quante nuove applicazioni potrebbero essere inventate (o altre già esistenti ottimizzate) se venissero meno i limiti imposti dalla rigidità dei circuiti e delle schede elettroniche. Io le mie idee, ovviamente, me le tengo per me! 
Elettronica flessibile? Una realtà ormai plausibile
Nanotecnologie - Bracci robotici di DNA
Le nanotecnologie rappresentano forse le novità più interessanti e suggestive in campo scientifico/tecnologico. E’di questi giorni la notizia (altra fonte) che i ricercatori della New York University sono riusciti a realizzare dei nano-bracci robotici (e relativi attuatori) utilizzando e componendo i nucleotidi del DNA. In futuro questi bracci potrebbero essere utilizzati per spostare delle molecole e costruire particolari strutture, oppure potrebbero essere composti tra di loro per ottenere maggiori gradi di libertà (e quindi movimenti più complessi). Fino ad ora infatti non si era stati in grado di coordinare i movimenti di più strutture composte da DNA. Tra le altre novità in questo campo, ci sono anche le porte logiche di DNA, una tecnologia molto promettente che potrebbe presto rivoluzionare le tecniche di costruzione dei microprocessori.
Yahoo!® Site Explorer - Very very Beta
Cercando nuovi metodi per promuovere l’indicizzazione dei miei contenuti, mi sono imbattuto nel servizio Yahoo!® Site Explorer. Ammettiamolo, questa volta me ne sono accorto in ritardo. Il servizio è online già da tempo. Tuttavia non mi sono sorpreso di averlo ignorato, perchè secondo me c’è ancora molto lavoro da fare. Read it all..
Medicina e Nanotecnologie - Micropompe “cardiache”
La medicina e le nanotecnologie registrano un’importante novità proveniente dal Giappone: i ricercatori hanno messo a punto una micro-pompa costituita da una sfera cava di polimero flessibile cui vengono applicati dei tubicini alle estremità. La sfera viene poi rivestita di cellule cardiache di topo fatte riprodurre in coltura. In questo modo è possibile far contrarre ritmicamente la camera di polimero, in modo molto simile al cuore primitivo di certi esseri viventi (come i vermi).
Ovviamente non servono batterie: basta che le cellule cardiache si trovino in una soluzione ricca di nutrienti (come potrebbe essere il sangue). In questo modo il dispositivo potrebbe tornare utile in tutte le situazioni mediche in cui c’è bisogno di una pompa ma non è facile ottenere una fonte di energia tradizionale. Ci sono altri approcci disponibili, tra cui micropompe attuate da polimeri controllati tramite particolari elementi chimici o tramite impulsi elettrici, tuttavia i ricercatori giapponesi vorrebbero presto migliorare la loro invenzione aggiungendo camere e valvole: in questo modo si può ipotizzare che un giorno saremo forse in grado di ricreare un cuore “artificiale/naturale”.
TX Active®- Il cemento mangiasmog italiano
Una nuova arma contro l’inquinamento? Sembrerebbe di sì: la Italcementi (ditta bergamasca leader mondiale nei materiali da costruzioni) ha presentato un nuovo prodotto: Tx Active®, un additivo per prodotti cementizi in grado di ridurre attivamente l’inquinamento atmosferico. Il principio contenuto nella miscela (a base di Titanio) interagirebbe attivamente (tramite un processo fotocatalitico, ovvero alimentato dall’energia dei raggi solari) con gli inquinanti (come l’ossido di azoto) presenti in atmosfera e ne causerebbe la cristallizzazione. In questo modo questi composti inquinanti non rimangono in sospensione nell’aria ma vengono abbattuti. Sono già state effettuate sperimentazioni con esito positivo (anche a Roma e a Milano).
Tra le altre cose, pare che l’utilizzo di questo additivo non comporti grossi investimenti rispetto all’uso di malte/cementi tradizionali, e che aiuti a mantenere inalterati i colori. Inoltre i risultati di queste ricerche svolte dalla società italiana sono state confermate anche da numerosi istituti indipendenti. Che dire? Una buona notizia per le città assediate dallo smog, e un materiale da costruzione che forse permetterà di ottenere edifici più belli e utili contro l’inquinamento.
Vista e percezione - Un esperimento scientifico
Mentre ero via in vacanza si è accumulata una mole immensa di articoli carini da leggere: ovviamente non posso riportarli tutti, quindi ho scelto di riproporre in italiano quelli più interessanti. Il primo articolo riguarda un esperimento effettuato da Gustav Kuhn, della University of Durham (nel Regno Unito). L’esperimento serve a dimostrare che vista e percezione agiscono in modo indipendente nel nostro cervello, e questo spiega molte delle “illusioni” cui siamo soggetti (siano esse “magiche” o no). In questo modo si dimostra che è possibile alterare la nostra percezione di un fenomeno senza necessariamente alterare la vista del fenomeno stesso, e cioè che non bisogna necessariamente fidarsi ciecamente di ciò che si vede. Read it all..
Robot swarm - Robotica collaborativa - biomimetica
E’possibile per un insieme di robot “stupidi” riuscire a collaborare per ottenere un obiettivo comune non soddisfacibile da un singolo agente? Questo è quello che hanno dimostrato i ricercatori alla libera università libera di Bruxelles tramite semplici esperimenti (di cui sono disponibili due filmati). I robot non possono comunicare tra loro, e possono agire solamente secondo quanto rilevano nell’ambiente attorno a loro tramite i sensori. Questo comportamento è simile a quanto avviene nel mondo animale tra gli insetti che operano in gruppo (come, ad esempio, le formiche).
Nel primo esperimento un gruppo di robot collabora per trasportare un oggetto fornito di led rossi verso un obiettivo luminoso. L’oggetto non è ovviamente trasportabile da un singolo robot. Nel secondo esperimento un insieme di robot collabora per mappare un percorso tra due obiettivi (uno con led blu, l’altro con led rossi). Un robot singolo non è in grado di “vedere” entrambi gli obiettivi, per cui deve per forza collaborare con gli altri per raggiungere lo scopo. Ogni robot ha un insieme di istruzioni software molto semplici: tuttavia grazie alla collaborazione è in grado di portare a termine compiti complessi.
Che dire, un interessante esempio di biomimetica. Il team di sviluppo è coordinato dal professor Marco Dorigo, e questo è il sito del progetto. Qui il link alla news su News Scientist.
Fly-by-wireless, aereo senza fili
Uhm, sta cosa mi sembrava un pò esagerata … eppure pare che abbiano fatto pure questa! In questo articolo si spiega che in Portogallo sia in fase di testing un velivolo che non ha alcun collegamento fisico (con fili o meccanico) tra il suo motore, i controllori di navigazione ed il computer principale. Tutto è infatti collegato tramite una rete wireless. AIVA, questo è il nome dell’aereo, realzza infatti le comunicazioni tramite un network bluetooth. Ma perchè è un’innovazione? Beh, normalmente quando si parla di sistemi critici come questi (pensate cosa succederebbe se i dati di controllo dell’aereo arrivassero in ritardo o andassero persi) si fa utilizzo di tecnologie che offrono molta affidabilità, come i fili elettrici. In genere invece una rete wireless è soggetta a disturbi e a variazioni del punto di lavoro a seconda delle condizioni ambientali, cosa che non è affatto gradita. Un sistema di controllo basato sul wireless potrebbe essere soggetto a disturbi elettromagnetici, oppure potrebbe venire disturbato di proposito tramite apparati specifici. Riusciranno i tecnici a risolvere anche questi problemi?
Batteri jet
Lo sapevate che i primi inventori della propulsione a jet (quella degli aerei, per intenderci) sono batteri? E’questo il risultato raggiunto da uno studio di Andrey Dobrynin della University of Connecticut negli USA. Si è scoperto che alcuni micobatteri (che vivono nel suolo) utilizzano un getto di “slime” per ricavare la forza necessaria a muoversi lungo le superfici. Per lungo tempo si è ritenuto che questo “slime” fosse utilizzato come lubrificante: in realtà si è scoperto che questi microorganismi sono dotati di 250 pori dai quali espellono il materiale “propellente”, raggiungendo quindi ragguardevoli velocità pari a 10 micrometri al secondo! I ricercatori sperano che questa scoperta possa fornire nuove idee per la propulsione di agenti nanotecnologici.
Circuito molecolare da 50 Mhz
Secondo questa news alcuni ricercatori della IBM (in collaborazione con 2 università americane) avrebbero assemblato un microcircuito sopra un nanotubo di carbonio! Il circuito è largo un quinto di un capello umano (18 micrometri) ed è visibile solamente al microscopio elettronico! Il design presentato comprende 12 transistor, e al momento non ha alcuna capacità di processing sostanziale. Tuttavia grazie alla sua implementazione si è riusciti a dimostrare che al momento è possibile spingere questo device fino a 50Mhz. Velocità ancora lontane dai GhZ dei circuiti tradizionali, ma pur sempre 100.000 volte più veloci dei precedenti circuiti basati su nanotubi. In ogni caso il futuro mostra la presenza di ibridi carbonio-silicio basati su nanotubi in grado di spingere al massimo le prestazioni. Chi vivrà … (read more | digg story)


