Nonostante, come ho già espresso più volte in passato, la mia sfiducia nel panorama politico italiano sia talmente generalizzata da impedirmi di votare per una qualsiasi formazione senza provare disgusto, non smetto mai di stupirmi (e non sono l’unico) di quanto “più in basso dell’infimo” riescano a spingersi i dirigenti della più grande pagliacciata mai esistita in Italia, la Lega Nord. Un partito che gioca su sentimentalismi basso-popolari (direi intestinali), tuonando sistematicamente contro quel presunto malcostume romano che poi, una volta raggiunta la tanto disprezzata poltrona, viene fedelmente riprodotto senza colpo ferire. Se non fossero celti, si potrebbe dire O tempora! O mores! (ma capiscono lo stesso, eccome se capiscono).
Che poi intendiamoci, non è la Lega l’unica a sfruttare il sistema ormai marcio. E’però il partito che lo fa in maniera più incosciente, più meschina e più sfacciata. Ed è altrettanto vero che i variopinti personaggi del carrozzone lombardo sono proprio quelli che meno di tutti sanno dosare le parole o valutare le conseguenze delle proprie dichiarazioni.
Del resto i voti li prendono, come biasimarli. In vent’anni non hanno combinato un cazzo (chi se la ricorda la Secessione? La legge elettorale di Calderoli invece è piaciuta proprio a tutti) ma continuano a prendere i voti e vanno pure al Parlamento di quell’Europa che a parole disprezzano ma di cui evidentemente non disdegnano gli stipendi. Chiamali stupidi


