Un omaggio a Mario Rigoni Stern
Mi sembra doveroso ricordarlo. Oggi si è spento all'età di 86 anni lo scrittore italiano Mario Rigoni Stern. Volontario negli Alpini durante la II Guerra Mondiale, dopo le campagne di Albania e Grecia fu spedito in URSS a combattere nel corpo di spedizione italiano (ARMIR), dove riuscì a sfuggire all'accerchiamento sovietico durante l'operazione Piccolo Saturno (meritandosi, per le proprie azioni, la medaglia d'argento al valore). Fu poi internato in lager dai tedeschi dopo l'armistizio dell'otto settembre, e riuscì a rientrare in Italia dopo la fine della guerra. Autore di numerose opere letterarie, il suo più grande successo è "Il sergente nella neve", opera autobiografica in cui racconta le sue vicende in URSS.
Riposa in pace, Mario, e grazie.
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Antony Beevor – Stalingrado
Circa un anno fa avevo scritto un piccolo resoconto storico sulla battaglia di Stalingrado. Oggi ho finalmente avuto modo di completare la lettura di uno dei libri che allora avevo consigliato, Stalingrado di Antony Beevor. Il libro è recente (è uscito nel 1998), e questo è importante perchè il resoconto è stato plasmato grazie ad un intenso lavoro di ricerca comprendente numerose fonti sovietiche (che, fino alla caduta del Muro, erano rimaste inaccessibili agli scrittori "occidentali").
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La mia nuova macchina
La Batmobile effettivamente è per me un vero "piezz'e core", ma si sa che i tempi (e le esigenze) cambiano, quindi è giunto il momento di volgere lo sguardo alle migliori offerte presenti sul mercato. Che fare? Passare all'efficienza delle auto tedesche? All'economicità delle auto coreane? Alla sboronaggine delle auto ammerigane? Dopo attenta valutazione, ho capito che è giusto rivolgersi ai mercati delle ex-repubbliche sovietiche. Una Trabant d'annata sarebbe una scelta fuori linea con le direttive europee Euro 4. La selezione finale è ricaduta sulla fantastica ZIL-2906
Ma vuoi mettere l'anno prossimo presentarsi al Lago Moo con questa meraviglia? E poi la si può usare anche per fare gli gnocchi.
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L’angolo della storia – Punti di vista
E'da un po'che trascuro l'appuntamento con l'angolo storico. Ho recentemente terminato un libro molto interessante "I Generali di Stalin" di Seweryn Bialer. Esso ricostruisce i rapporti che intercorsero tra Stalin e i suoi capi militari, dal periodo delle Grandi purghe nel 1938 fino alla presa di Berlino nel 1945. Commentate da Bialer, si possono apprezzare le memorie di molti importanti capi sovietici (sia militari, come Zhukov, Konev che civili come ad esempio il progettista Jakovlev). Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1969 (l'autore era fuoriuscito dal blocco sovietico nel 1956 ed emigrato in america), vuole gettar luce su molti aspetti dell'operato di Stalin in qualità di capo supremo delle forze militari sovietiche durante la guerra. Un'impresa ardua: se da una parte (dopo la fine della guerra) si assistette ad una vera e propria glorificazione del dittatore fino alla sua morte, dall'altra la destalinizzazione operata da Kruscev tese non solo a demolire il culto della personalità di Stalin, ma anche a demonizzarne totalmente l'operato in qualità di supremo comandante in capo.
Voglio quindi proporre due brevi brani tratti dal libro, che mostrano (anche in modo ironico) come uno stesso fatto potesse venir trattato in modi ben diversi a seconda del periodo in cui furono scritte le testimonianze.
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L'8 Settembre è una data molto importante: in Italia è la ricorrenza dell'armistizio (1943) con gli Alleati, che causò l'invasione tedesca del centro-nord e la spaccatura in due del paese. Ma questo è un fatto abbastanza conosciuto. Nel 1941 invece, l'8 Settembre segna la data d'inizio di uno dei più cruenti assedi che la storia ricordi, quello di Leningrado (oggi conosciuta come San Pietroburgo). In quei giorni l'offensiva tedesca (operazione Barbarossa) in URSS era al culmine: le divisioni del Gruppo Nord di von Leeb combattevano tenacemente per raggiungere uno dei tre obiettivi strategici della campagna militare, la città di Leningrado: in codice questa era denominata come Operazione Nordlicht. La città venne tagliata fuori dalle linee di rifornimento principali: questo causò in breve la penuria più totale di ogni genere di sostentamento. L'assedio durò ben 872 giorni fino al 18 Gennaio del 1944, quando le formazioni naziste (tra cui militava la famosa divisione di volontari spagnoli, denominata "Divisione Azzurra") vennero definitivamente battute e dovettero ripiegare. La vittoria fu pagata a carissimo prezzo dall'Unione Sovietica: più di 300.000 morti tra i militari, quasi ventimila vittime civili sotto i bombardamenti, per non parlare degli abitanti morti per gli stenti, quasi un milione! 

